Roma, 27 nov – Alla fine anche il commissario all’Emergenza Covid Domenico Arcuri ha dovuto ammetterlo: l’app Immuni è un flop totale, sotto qualsiasi punto di vista.

Gli italiani bocciano Immuni

A bocciare l’app di tracciamento contagi fortemente voluta dal governo a contrasto del coronavirus – e che lo stesso esecutivo prova da mesi a rilanciare in ogni modo possibile – ci avevano già pensato gli italiani: solo dieci milioni di download in 6 mesi, il 14,3% di tutta la popolazione dello Stivale. Un risultato decisamente lontano dal target prefissato affinché l’applicazione possa dirsi di una qualche utilità, e cioè il 60% degli italiani. Cioè almeno 25 milioni di utenti – considerato che i minori di 14 anni non possono utilizzarla. Non ci siamo quindi, non siamo nemmeno al 20% dell’obiettivo. 

Arcuri: “Immuni non ha funzionato”

Un numero irrisorio di positivi segnalati

Grandissima delusione anche il numero dei contagiati segnalati da Immuni: poco più di 500 positivi, su un totale ufficiale, da inizio emergenza, di 1.509.875 (ma sappiamo che quest’ultima cifra è enormemente approssimata per difetto). Una cifra irrisoria.

Gli italiani non si fidano

La massiccia campagna di sensibilizzazione, quindi, non è riuscita a vincere i timori legati alla privacy degli italiani. A nulla sono valse infatti le rassicurazioni di Altroconsumo, che giudica Immuni «a prova di privacy», in quanto «non richiede alcun permesso sospetto e non accede ad alcun dato personale o sensibile».

Tutte le criticità dell’app

Secondo l’associazione, l’app non geolocalizza la posizione Gps dell’utente, né accede a rubrica dei contatti, mail, file salvati. Ma i problemi di natura tecnica ci sono eccome. Innanzitutto Immuni richiede la presenza dei sistemi operativi di Android 6 o IOs 13.5. Quindi non «gira» sui vecchi smartphone, compresi gli iPhone6 e gli Android precedenti al 2015, come il Samsung Galaxy S4 e S3 e Lg G2, telefoni ancora di utilizzo comune presso molte fasce della popolazione.

Vi è poi la grana degli aggiornamenti: su iPhone se non si scarica il “13.6” la App segnala lo «stato di errore». Ultimo, ma non meno importante, l’utilizzo del sistema Bluetooth, scelto dagli sviluppatori per tutelare la privacy degli utenti, rischia di far scattare falsi allarmi, perché la App tende a segnalare come contatto a rischio anche chi si trova a poca distanza da noi ma è separato da un muro, un mobile, un paravento. E nessuno vuol correre il rischio di finire in quarantena per nulla.

FONTE: Il Primato Nazionale.it

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