Con questa sentenza, la Corte Costituzionale impone indirettamente al Parlamento di aggiornare la normativa italiana in materia di famiglia, filiazione e procreazione assistita, adeguandola. La legge 40/2004, che regola la PMA, ha ormai più di 20 anni e risulta evidentemente inadeguata a regolare le nuove realtà familiari, specialmente in relazione ai figli nati da tecniche realizzate all’estero.
La Corte Costituzionale ha messo un punto fermo su una questione di diritti e uguaglianza che l’Italia, fino ad oggi, ha affrontato con lentezza e contraddizioni. Con la sentenza n. 68 depositata oggi, la Consulta ha dichiarato incostituzionale il divieto di riconoscere come madri entrambe le donne di una coppia omosessuale per i figli nati in Italia tramite procreazione medicalmente assistita (PMA) effettuata all’estero.
Fino a ieri, la legge italiana riconosceva come madre soltanto la donna che partoriva, ignorando la cosiddetta “madre intenzionale”, quella cioè che aveva dato il consenso alla pratica fecondativa e si assumeva la responsabilità genitoriale insieme alla madre biologica. La Corte ha invece stabilito che questa esclusione è in contrasto con gli articoli 2, 3 e
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