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Cos’è e come funziona: il 24 marzo a Mola si parla di ciclo idrico all’Elba
Proprio nella settimana della Giornata mondiale dell’acqua, Legambiente Arcipelago Toscano organizza venerdì 24 marzo, dalle 17,30 alle 19,30 a all’Aula Verde Blu “Giovanna Neri” della Zona Umida di Mola (lato Capoliveri) la terza iniziativa di “Cos’è come funziona” che avrà per tema il ciclo idrico all’Elba.
Un’iniziativa che punta a capire come viene prodotta e distribuita l’acqua all’Elba, a che punto siamo con la depurazione dei reflui, quali sono le perdite, gli sprechi e i possibili risparmi.
A introdurre il tema sarà Fabrizio Pisaneschi di ASA che poi risponderà alle domande del pubblico.
Ecco le 10 azioni che secondo Legambiente sono necessarie per migliorare la gestione della risorsa idrica:. 1) approvare in tutti i Comuni Regolamenti edilizi con obblighi di recupero, riutilizzo e risparmio dell’acqua. 2) Criteri Ambientali Minimi per migliorare la gestione idrica attraverso gli appalti pubblici. 3) Infrastrutture e tetti verdi, vantaggiosi per la cattura e il trattamento dell’acqua piovana, l’ombreggiamento, la mitigazione dell’effetto isola di calore. 4) Riuso, recupero e riciclo per riutilizzare e usare le diverse fonti d’acqua con un trattamento che corrisponda all’uso, garantendo una qualità adatta allo scopo di utilizzo e la gestione integrata delle risorse idriche. 5) Ammodernamento della rete idrica per evitare le perdite di rete e gli sprechi. 6) Efficientare la depurazione delle acque reflue urbane, per il loro completo riutilizzo in settori strategici, come l’agricoltura, sia sostenendo gli ambiziosi obiettivi previsti dalla revisione della Direttiva sul trattamento delle acque di scarico urbane che superando gli ostacoli normativi nazionali (DM 185/2003) rispetto al riutilizzo delle acque reflue così come previsto dal regolamento UE 741/2020. 7) Innovazione tecnologica da utilizzare per numerosi scopi, dal monitoraggio delle risorse al tracciamento delle perdite di rete. 8) Rifornire i corpi idrici e i loro ecosistemi, scaricando solo quello che può essere assorbito dall’ambiente naturale, riducendo gli apporti idrici e garantendone la qualità. 9) Modularità dei sistemi, garantendo opzioni multiple di risorse, trattamento, stoccaggio, convogliamento, migliorando i livelli di servizio e la resilienza dei sistemi idrici urbani. 10) Essere preparati agli eventi estremi, coinvolgendo i cittadini nella gestione sostenibile delle risorse idriche urbane e nella sensibilizzazione alla comprensione dei rischi e opportunità.
Attività valida per i PCTO – Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento
Tutti sono invitati a partecipare
Info: legambientearcipelago@gmail.com - 3398801478
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La corretta gestione dei boschi e la frammentazione legislativa
Come effettuare una corretta gestione dei boschi in un momento di crisi climatica, povertà energetica e in un contesto di frammentazione legislativa nazionale? E’ questa la domanda che è stata al centro del convegno regionale organizzato da Legambiente Toscana alla Casa del Popolo dell’Impruneta e che ha vistio una numerosa partecipazione. i.
L’ultimo inverno ha portato ad un aumento di pressione sull'approvvigionamento di legna dai boschi: oltre 9 milioni di famiglie italiane si riscalda con il legno che viene prelevato da foreste sempre più vulnerabili alla siccità, all’aumento delle temperature e agli eventi estremi. Per Legambiente, «I boschi sono un patrimonio di servizi ecosistemici cruciali da mantenere e gestire correttamente: un dibattito La discussione sulla gestione dei boschi si alimenta con le difficoltà normative che vive il settore, in particolare le maestranze che operano nella silvicoltura, e la scarsità di manodopera qualificata per realizzare il mantenimento dei boschi davanti alla siccità che alimenta incendi sempre più frequenti».
Secondo Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, «La crisi climatica è un tema cruciale nel dibattito sulla gestione del ceduo. I tagli che hanno creato conflitti sul territorio devono essere analizzati da un punto di vista globale: agronomico, forestale, ecologico e paesaggistico. Serve una sintesi colta tra le posizioni».
La Toscana è la regione più boscata d’Italia con 1 milione e 120 mila ettari composti da un terzo di ceduo e il restante di fustaie, l’85% di proprietà privata. Una superficie boschiva in aumento, in linea con l’andamento nazionale. «Ogni 90 minuti in Italia le foreste aumentano come la superficie di 18 campi da calcio», spiega Paolo Mori, amministratore unico della Compagnia delle Foreste.
Un patrimonio che però è messo a dura prova dalla crisi climatica. Il 2022 è stato l’anno più caldo degli ultimi tre decenni e Bernardo Gozzini, amministratore unico del Consorzio Lamma, ha sottolineato che «Ci avviciniamo sempre di più all’aumento di 1,5 gradi, comparando i dati agli ultimi 50 anni». E Le conseguenze dell’aumento delle temperature del mare e della siccità hanno una diretta correlazione con gli eventi estremi che hanno distrutto i boschi nazionali, come la tempesta di Vaia, e gli oltre 591 incendi nei primi nove mesi del 2022 in Toscana, tra i quali il rogo di Massarosa che ha distrutto oltre 868 ettari in una settimana.
Boschi messi alla prova dalla crisi climatica ma anche dall’azione criminale. In Regione sono stati rilevati una media di 1200 reati accertati dai Carabinieri Forestali, con particolare attenzione nelle provincie di Firenze e Siena, tra il 2017 e il 2021. «Si tratta di controlli effettuati su tagli in cantieri forestali ma anche sulla sicurezza e sulle autorizzazioni delle maestranze – spiega ancora Legambiente - Illeciti che poi possono causare incidenti sul lavoro e pratiche errate di manutenzione dovute alla mancata formazione dei contoterzisti che poi rendono il bosco più vulnerabile al dissesto idrogeologico, all’erosione e agli eventi estremi. Servirebbe maggiore personale per effettuare i controlli, ad esempio nel Parco delle Foreste Casentinesi ci sono solo 44 forestali per una superficie di 44mila ettari».
Quali le difficoltà nella gestione del bosco? Per Mori, «Superando la visione romantica della narrazione mediatica e turistica è necessario tenere conto del valore dei servizi ecosistemici. Bisogna premiare le ditte che seguono le regole e creare una connessione tra le professionalità per tenere conto dei diversi aspetti tra clima, approvvigionamento energetico e mantenimento della biodiversità. Un esempio può essere quello della vendita dei servizi ecosistemici delle foreste del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano che compensano la CO2 delle aziende e finanziano la manutenzione».
Proposte per una corretta gestione che si scontrano con un frammentazione legislativa dovuta al mancato accordo trovato dai Ministeri di Agricoltura e Cultura. Una carenza dove le regioni hanno provato a ritagliarsi spazio, come successo nel caso del piano antincendio della pineta del Tombolo, in un contesto dove la tutela del paesaggio è riservata a competenza statale. E la frammentazione normativa è proprio il nodo da sciogliere: Antonio Nicoletti, responsabile Parchi e biodiversità di Legambiente, ha concluso: «Alla domanda se le norme sono adeguate rispondiamo che qualcosa non torna. Così come è avvenuto al livello nazionale, suggeriamo un tavolo regionale di filiera legno una gestione che apra e consolidi la discussione tra tutti gli enti».
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Nuovo Synthesis Report IPCC: «Un’azione urgente per il clima può garantire un futuro vivibile per tutti»
Secondo gli scienziati che hanno redatto l’ultimo Synthesis Report, il capitolo conclusivo del sixth assessment dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)presentato oggi, «Esistono opzioni multiple, fattibili ed efficaci per ridurre le emissioni di gas serra e adattarsi ai cambiamenti climatici causati dall'uomo, e sono ora disponibili».
Il presidente dell'IPCC, Hoesung Lee, ha detto che «L'integrazione di un'azione climatica efficace ed equa non solo ridurrà le perdite e i danni per la natura e le persone, ma fornirà anche benefici più ampi. Questo Synthesis Report sottolinea l'urgenza di intraprendere azioni più ambiziose e dimostra che, se agiamo ora, possiamo ancora garantire un futuro vivibile e sostenibile per tutti».
Nel 2018, l'IPCC aveva evidenziato la portata senza precedenti della sfida per mantenere il riscaldamento climatico entro gli 1,5° C e ors dice che «5 anni dopo, questa sfida è diventata ancora più grande a causa del continuo aumento delle emissioni di gas serra. Il ritmo e la portata di ciò che è stato fatto finora e i piani attuali non sono sufficienti per affrontare il cambiamento climatico».
Dal Synthesis Report arriva la conferma che «Più di un secolo di combustione di combustibili fossili, nonché di uso ineguale e insostenibile di energia e suolo, ha portato a un riscaldamento globale di 1,1° C rispetto ai livelli preindustriali. Questo ha portato a eventi meteorologici estremi più frequenti e più intensi che hanno causato impatti sempre più pericolosi sulla natura e sulle persone in ogni regione del mondo. Ogni incremento del riscaldamento si traduce in un rapido aumento dei pericoli. Ondate di caldo più intense, precipitazioni più intense e altri eventi meteorologici estremi aumentano ulteriormente i rischi per la salute umana e gli ecosistemi. In ogni regione, le persone muoiono a causa del caldo estremo. Si prevede che l'insicurezza alimentare e idrica dovuta al clima aumenterà con l'aumento del riscaldamento. Quando i rischi si combinano con altri eventi avversi, come pandemie o conflitti, diventano ancora più difficili da gestire».
Il rapporto IPCC, approvato dopo una intensa sessione di studio e confronto durata una settimana a Interlaken, in Svizzera, mette a fuoco «Le perdite e i danni che stiamo già subendo e che continueranno in futuro, colpendo in modo particolarmente duro le persone e gli ecosistemi più vulnerabili. Intraprendere l'azione giusta ora potrebbe comportare il cambiamento trasformativo essenziale per un mondo sostenibile ed equo».
Aditi Mukherji, uno dei 93 autori di questo Synthesis Report, sottolinea che «La giustizia climatica è fondamentale perché coloro che hanno contribuito meno al cambiamento climatico sono stati colpiti in modo sproporzionato. Quasi la metà della popolazione mondiale vive in regioni altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Nell'ultimo decennio, le morti per inondazioni, siccità e tempeste sono state 15 volte superiori nelle regioni altamente vulnerabili».
Il report IPCC avverte che «In questo decennio, un'azione accelerata per l'adattamento ai cambiamenti climatici è essenziale per colmare il gap tra l'adattamento esistente e ciò che è necessario. Nel frattempo, mantenere il riscaldamento a 1,5° C al di sopra dei livelli preindustriali richiede riduzioni profonde, rapide e sostenute delle emissioni di gas serra in tutti i settori. Se si vuole limitare il riscaldamento a 1,5° C, le emissioni dovrebbero ormai diminuire e dovranno essere ridotte di quasi la metà entro il 2030. La soluzione sta nello sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici. Questo comporta l'integrazione di misure per l'adattamento ai cambiamenti climatici con azioni per ridurre o evitare le emissioni di gas serra in modi che forniscano benefici più ampi».
L’IPCCC fa alcuni esempi: «L'accesso all'energia e alle tecnologie pulite migliora la salute, soprattutto per donne e bambini; l'elettrificazione a basse emissioni di carbonio, gli spostamenti a piedi, in bicicletta e i trasporti pubblici migliorano la qualità dell'aria, migliorano la salute, le opportunità di lavoro e forniscono equità. I benefici economici per la salute delle persone derivanti dai soli miglioramenti della qualità dell'aria sarebbero più o meno gli stessi, o forse anche maggiori dei costi per ridurre o evitare le emissioni».
Ma occorre far presto perché «Lo sviluppo resiliente al clima diventa progressivamente più impegnativo con ogni incremento del riscaldamento. Per questo le scelte compiute nei prossimi anni svolgeranno un ruolo fondamentale nel decidere il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno. Per essere efficaci, queste scelte devono essere radicate nei nostri diversi valori, visioni del mondo e conoscenze, comprese le conoscenze scientifiche, le conoscenze indigene e le conoscenze locali. Questo approccio faciliterà lo sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici e consentirà soluzioni localmente appropriate e socialmente accettabili».
Uno degli autori del rapporto, Christopher Trisos, direttore del Climate Risk Lab all’University of Cape Town’s African Climate and Development Initiative, spiega che «I maggiori guadagni in termini di benessere potrebbero derivare dal dare priorità alla riduzione del rischio climatico per le comunità a basso reddito ed emarginate, comprese le persone che vivono in insediamenti informali. Un'azione accelerata per il clima avverrà solo se ci sarà un aumento di molte volte dei finanziamenti. Finanziamenti insufficienti e disallineati stanno frenando il progresso».
Ma se le barriere esistenti verranno ridotte, c’è capitale globale sufficiente per ridurre rapidamente le emissioni di gas serra: « Aumentare i finanziamenti per gli investimenti climatici è importante per raggiungere gli obiettivi climatici globali – dice l’IPCC - I governi, attraverso finanziamenti pubblici e segnali chiari agli investitori, sono fondamentali per ridurre queste barriere. Anche gli investitori, le banche centrali e le autorità di regolamentazione finanziaria possono fare la loro parte. Esistono misure politiche collaudate che, se vengono ampliate e applicate in modo più ampio possono funzionare per ottenere profonde riduzioni delle emissioni e resilienza climatica. L'impegno politico, le politiche coordinate, la cooperazione internazionale, la gestione dell'ecosistema e la governance inclusiva sono tutti elementi importanti per un'azione per il clima efficace ed equa. Se la tecnologia, il know-how e le misure politiche adeguate vengono condivise e vengono messi a disposizione fin d'ora finanziamenti adeguati, ogni comunità può ridurre o evitare i consumi ad alta intensità di carbonio. Allo stesso tempo, con investimenti significativi nell'adattamento, possiamo evitare l'aumento dei rischi, in particolare per i gruppi e le regioni vulnerabili».
E il Synthesis Report ribadisce che «Il clima, gli ecosistemi e la società sono interconnessi. Una conservazione efficace ed equa di circa il 30-50% della terra, dell'acqua dolce e degli oceani della Terra contribuirà a garantire un pianeta sano». Ma anche le aree urbane offrono un'opportunità su scala globale per un'azione climatica ambiziosa che contribuisca allo sviluppo sostenibile: «I cambiamenti nel settore alimentare, dell'elettricità, dei trasporti, dell'industria, degli edifici e dell'uso del suolo possono ridurre le emissioni di gas serra. Allo stesso tempo, possono rendere più facile per le persone condurre stili di vita a low carbon, il che migliorerà anche la salute e il benessere. Una migliore comprensione delle conseguenze del consumo eccessivo può aiutare le persone a fare scelte più informate».
Lee ha concluso: «E’ più probabile che i cambiamenti trasformativi abbiano successo dove c'è fiducia, dove tutti lavorano insieme per dare priorità alla riduzione del rischio e dove i benefici e gli oneri sono condivisi equamente. Viviamo in un mondo eterogeneo in cui ognuno ha responsabilità diverse e diverse opportunità per realizzare il cambiamento. Alcuni possono fare molto mentre altri avranno bisogno di supporto per aiutarli a gestire il cambiamento».
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Comunità Energetiche Rinnovabili In Toscana, patto Regione, Confcooperative e Bcc per la transizione sostenibile
Al convegno “Comunità Energetiche Rinnovabili . Il modello di Confcooperative e Federazione Toscana BCC”, che si è tenuto oggi a Firenze, è stato presentato un protocollo per «Promuovere la diffusione dei principi della transizione ecologica in Toscana e cogliere la sfida del cambiamento climatico» con il quale Regione, Confcooperative e Banche di Credito Cooperativo (BCC) si impegano a «Sviluppare azioni comuni per diffondere gli obiettivi e i temi connessi alla transizione ecologica, anche promuovendo campagne di sensibilizzazione e comunicazione capaci di incoraggiare i cittadini toscani a produrre e utilizzare energia pulita, ad adottare una cultura dell’efficientamento energetico e a ridurre l’uso di materie prime non rinnovabili e gli sprechi».
Nell’intesa, che ha una durata di due anni, si prevede anche la possibilità di una comune partecipazione a progetti europei sui temi della transizione ecologica e della sostenibilità. Un'attenzione particolare è rivolta alla «Diffusione e alla realizzazione di comunità energetiche con “vocazione sociale”, ossia dove siano particolarmente sentiti i temi legati alla solidarietà ed al contrasto alla povertà energetica» e il convegno è stata l’occasione per presentare il modello di Comunità Energetiche Rinnovabili di Confcooperative e Federazione Toscana BCC.
La presidente di Confcooperative Toscana, Claudia Fiaschi, ha sottolineato che «La cooperazione sulle comunità energetiche è un valore aggiunto sia dal punto di vista economico che sociale. Infatti, cosa più della cooperazione fa comunità? Il futuro dei nostri territori e delle nostre comunità passa dal presente che deve essere necessariamente sostenibile».
Il presidente di Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo, Matteo Spanò ha evidenziato che «L’impegno delle Bcc è da sempre al servizio dei territori, che oggi ci chiedono di essere aiutati a tornare protagonisti del proprio futuro, riappropriandosi delle scelte su temi centrali quali l’energia e il welfare. Come avvenuto da oltre 100 anni, le BCC continueranno anche in questa occasione a lavorare per accrescere il benessere delle nostre comunità locali».
L'assessora regionale all’Ambiente Monia Monni ha ricordato che «Riusciremo ad attuare una reale transizione ecologica solo con la partecipazione attiva di tutti: istituzioni, cittadini, società organizzata La sottoscrizione di questo protocollo con Confcooperative e Bcc è un passo essenziale, considerato l’importante mondo economico che essi rappresentano. Insieme ci impegniamo a diffondere la cultura e le tematiche relative alla transizione ecologica, mettendo in campo tutti gli strumenti che sono ritenuti utili a partire dalla sensibilizzazione dei cittadini verso nuove abitudini e comportamenti che permettano efficientamento e risparmio energetico. Voglio ringraziare Confcooperative e le Bcc per la sensibilità dimostrata verso le tematiche ambientali, che sono fondamentali alla lotta ai cambiamenti climatici».
L’assessore all’Ambiente del Comune di Firenze Andrea Giorgio ha concluso: «Il protocollo che nasce oggi è una bella notizia perché va nell’ottica che tutti auspichiamo: che le CER nel processo di transizione ecologica siano insieme Utili per l’ambiente e giuste per le persone e le comunità locali. L’impegno del mondo cooperativo in questo è una garanzia, e il modello che sta nascendo è di grande interesse per il territorio: vogliamo stare in questa alleanza per il cambiamento».
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Legambiente Carrara: «Materiali estratti dalle cave: chi ha paura della trasparenza?»
Legambiente Carrara denuncia che «E’ da oltre 15 anni che le amministrazioni comunali succedutesi respingono la nostra richiesta di trasparenza e rilasciano i dati dei quantitativi di materiali estratti cava per cava rendendole anonime, in modo da impedirne l’identificazione. Questa opacità ostacola i cittadini sia nell’individuazione delle cave che violano le norme (perché producono quantità spropositate di detriti o abbandonano al monte le terre, ecc.) sia nell’avanzare proposte di pianificazione e regolamentazione basate sulla concreta conoscenza dei dati».
Per questo, Legambiente ha presentato un ricorso al Responsabile comunale per la trasparenza e la Prevenzione della corruzione, nonché al Difensore civico regionale, che ripercorre puntigliosamente tutte le richieste avanzate e l’iter burocratico e amministrativo e le leggi che tutelano il diritto di associazioni e cittadini a ottenere le informazioni richieste.
Legambiente Carrara conclude chiedendo all’RPCT del Comune di Carrara e al Difensore Civico della Regione Toscana, di: «1. accertare la sussistenza dei motivi di esclusione “relativi” all’accesso civico generalizzato. 2. verificare che nella valutazione delle opposizioni formulate dai controinteressati l’Amministrazione abbia esercitato le prerogative assegnatele dalle norme relative alla concreta valutazione della sussistenza di concreti e non generici interessi privati meritevoli di tutela. 3. se in tale attività l’Amministrazione abbia tenuto in considerazione le disposizioni dell’art. 40 e degli ivi richiamati precedenti D.Lgs. E pertanto, accolti i rilievi sopra formulati, 4,voglia disporre con provvedimento motivato in merito alla presente richiesta di riesame. 5. voglia valutare infine se le informazioni richieste rientrino nelle fattispecie di cui all’art. 40 del D.Lgs. 33/2013 (“Informazioni Ambientali”) e pertanto debbano essere oggetto di tempestiva pubblicazione – anche in assenza di istanze d’accesso – nella relativa sezione di “Amministrazione Trasparente”».
Sul fronte estrattivo apuano interviene anche il Gruppo di Intervento Giuridico (CrIG) ricordando che «I fossi di cava sono i fondamentali impluvi naturali che consentono il deflusso delle acque nelle zone estrattive del marmo sulle Alpi Apuane. Pur essendo intuitiva la loro importanza per la difesa del suolo e il regime idrogeologico, nel corso del tempo spesso sono stati oggetto di scarichi illeciti di detriti da estrazione e lavorazione del marmo trasformandosi in ravaneti e scoli dell’inquinante marmettola. La marmettola, poi, va a inquinare sorgenti, falde e torrenti. Un vero e proprio disastro ambientale strisciante che l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha denunciato in tutte le sedi». I GrIG fa notare che la stessa Arpat nello studio "Progetto Cave: qualità ecologica nel triennio 2017-2019”, pubblicato nel febbraio 2021, evidenzia che questo produce «Pesanti ripercussioni sull’ambiente fluviale”, degradando drasticamente la qualità ecologica» dei corsi d’acqua delle Apuane.
Il GrIG accusa le amministrazioni pubbliche competenti di adoperarsi per sdemanializzare i corsi d’acqua ridotti a ravaneti marmettolizzati e, così, premiare gli inquinatori, invece di sanzionali e chiedere loro il ripristino ambientale L’associazione denuncia che «Da tempo, infatti, su richiesta delle amministrazioni comunali interessate, in particolare a Carrara, si ipotizza l’avvio di una procedura di sdemanializzazione dei fossi di cava nelle aree interessate da estrazioni minerarie, così, in pratica, da farli rientrare in qualche modo nella normale attività estrattiva».
Per questo, oggi il GrIG ha inviato una specifica istanza di accesso civico per chiedere «Iinformazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti finalizzata a scongiurare l’ipotesi nefasta della sdemanializzazione dei fossi di cava, con la richiesta di adozione dei necessari provvedimenti di ripristino ambientale e idrogeologico. Coinvolti i Ministeri dell’Ambiente e della Cultura, la Regione Toscana, il Comune di Carrara, i Carabinieri Forestale, la Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Lucca, informata per opportuna valutazione degli aspetti di competenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa».
Il GrIG auspica che «Questo gravissimo fenomeno di illegalità ambientale sia finalmente eliminato, per il risanamento ambientale e idrogeologico, nonchè la difesa da nuove alluvioni, vere e proprie calamità innaturali».
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World Water Day, Legambiente: «Accelerare il cambiamento: la sfida dell’acqua passa dalle città»
Lo slogan del World Water Day, la Giornata mondiale dell’acqua 2023, è “Accelerare il cambiamento per risolvere la crisi idrica e sanitaria” er per Legambiente si tratta di «Un cambiamento nel modo di gestire questa preziosa risorsa mai stato più urgente, per fronteggiare i cambiamenti climatici e l’emergenza siccità, che dalla scorsa estate non ha smesso di mettere in ginocchio l’Italia». Infatti, la Società Meteorologica Italiana ha dichiarato il 2022 anno «Tra i più estremi mai registrati in termini di caldo e deficit di precipitazioni», con un saldo negativo pluviometrico complessivo del 30%. Secondo i dati dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente, idanni dovuti alla siccità, passati dai 6 del 2021 ai 28 del 2022, sono aumentati del 367%.
A due giorni dal World Water Day, il Cigno Verde presenta il dossier “Accelerare il cambiamento: la sfida dell’acqua passa dalle città” nel quale fotografa il potenziale che avrebbero insieme la raccolta delle acque meteoriche in ambiente urbano e il riutilizzo di quelle reflue per l’agricoltura: «22 miliardi di m3 di acqua all’anno, corrispondenti a circa 3 volte la capacità contenuta nei 374 grandi invasi in esercizio, che ammonta a circa 6,9 miliardi di m3». Cifre importanti che spingono Legambiente a chiedere al Governo Meloni «Una strategia idrica nazionale in modo da avviare una nuova governance dell’acqua, che abbia come obiettivo non solo l’accumulo per affrontare i periodi di carenza, ma soprattutto la riduzione della domanda d’acqua e quindi dei prelievi e degli usi in tutti i suoi settori. A partire da una roadmap per riqualificare e riprogettare gli spazi aperti e gli edifici delle nostre città che punti almeno al recupero del 20% delle acque meteoriche entro il 2025, del 35% entro il 2027 e del 50% entro il 2030; e dalla necessità che, il recepimento del regolamento UE 741/2020 per il riutilizzo delle acque reflue - in fase di osservazione presso il MASE - sia fatto in modo rigoroso, tenendo conto dell’analisi di rischio come previsto a livello europeo».
Quello che chiede l’associazione ambientalista è «Un cambio d’approccio che metta al centro l’ambiente urbano come “laboratorio” in cui migliorare concretamente la gestione idrica nel nostro Paese e fronteggiare l’allarme siccità attraverso il "decalogo urbano”: una serie di azioni e strumenti utili ed efficaci da poter replicare in ogni città, e che potrebbero essere realizzati velocemente e con costi, in alcuni casi, del tutto sostenibili».
Ecco le 10 azioni che secondo Legambiente sono necessarie per migliorare la gestione della risorsa idrica in città. 1) approvare in tutti i Comuni Regolamenti edilizi con obblighi di recupero, riutilizzo e risparmio dell’acqua. 2) Criteri Ambientali Minimi per migliorare la gestione idrica attraverso gli appalti pubblici. 3) Infrastrutture e tetti verdi, vantaggiosi per la cattura e il trattamento dell’acqua piovana, l’ombreggiamento, la mitigazione dell’effetto isola di calore. 4) Riuso, recupero e riciclo per riutilizzare e usare le diverse fonti d’acqua con un trattamento che corrisponda all’uso, garantendo una qualità adatta allo scopo di utilizzo e la gestione integrata delle risorse idriche. 5) Ammodernamento della rete idrica per evitare le perdite di rete e gli sprechi. 6) Efficientare la depurazione delle acque reflue urbane, per il loro completo riutilizzo in settori strategici, come l’agricoltura, sia sostenendo gli ambiziosi obiettivi previsti dalla revisione della Direttiva sul trattamento delle acque di scarico urbane che superando gli ostacoli normativi nazionali (DM 185/2003) rispetto al riutilizzo delle acque reflue così come previsto dal regolamento UE 741/2020. 7) Innovazione tecnologica da utilizzare per numerosi scopi, dal monitoraggio delle risorse al tracciamento delle perdite di rete. 8) Rifornire i corpi idrici e i loro ecosistemi, scaricando solo quello che può essere assorbito dall’ambiente naturale, riducendo gli apporti idrici e garantendone la qualità. 9) Modularità dei sistemi, garantendo opzioni multiple di risorse, trattamento, stoccaggio, convogliamento, migliorando i livelli di servizio e la resilienza dei sistemi idrici urbani. 10) Essere preparati agli eventi estremi, coinvolgendo i cittadini nella gestione sostenibile delle risorse idriche urbane e nella sensibilizzazione alla comprensione dei rischi e opportunità.
Il dossier presenta best practices nazionali e internazionali che vanno dal trattenere l’acqua piovana in eccesso all’incrementare la permeabilità del tessuto urbano, dall'applicare norme edilizie per risparmiare e recuperare l’acqua all’utilizzare l’innovazione tecnologica per intervenire sulla mitigazione e sull’adattamento. In Italia, un buon esempio nel trattenere l’acqua in eccesso in ambito urbano viene da Trento che, nell’ambito degli interventi del progetto Santa Chiara Open Lab con l'Urban Wetland, ha ideato un parco progettato per il trattamento e riuso delle acque di pioggia, per l’irrigazione delle aree verdi del parco e per aumentare la biodiversità in ambiente urbano. O dall’esperienza di Forlì nell’incrementare la permeabilità del tessuto urbano realizzando il Giardino dei Musei: un nuovo grande spazio verde per riqualificare e valorizzare l’area, disigillandola e ripristinando il piano di campagna degli immobili storici, rievocando i perduti orti. Non solo, Legambiente ricorda anche le esperienze positive nel riutilizzo della acqua reflue in agricoltura, come il depuratore di Fregene (RM) o di Fasano-Forcatella (BR) che prevedono il riutilizzo delle acque reflue per l’irrigazione dei campi agricoli. Senza dimenticare il caso notevole degli impianti di depurazione dell’area milanese. «Esperienze e soluzioni innovative – sottolinea Legambiente - molte basate sulla natura (Nature Based Solutions) che, se replicate, darebbero benefici enormi in termini gestione ottimale della risorsa idrica e di significativa riduzione dei prelievi».
In ambito urbano, Legambiente evidenzia il potenziale di recupero delle acque meteoriche: «Nel 2020 i dati pluviometrici relativi a 109 città capoluogo di provincia ammontano a circa 13 miliardi di metri cubi (elaborazione di Legambiente su dati Istat) di acqua piovana caduta sui tetti, sull’asfalto e sul cemento e convogliata nelle fognature o nei corsi d’acqua. Uno spreco enorme se pensiamo che corrispondono al 40% dei prelievi medi annui di acqua in Italia (circa 33 miliardi di m3)».
Passando dalle città ai campi, il Cigno Verde ricorda il potenziale del riutilizzo delle acque reflue in agricoltura: «Infatti, ottimizzare il ciclo idrico in città permetterebbe anche di aumentare le risorse disponibili per l’agricoltura, uno dei settori che maggiormente risente della crisi idrica. Se opportunamente trattata, dai depuratori esce un potenziale di 9 miliardi di m³ all'anno di acqua ricca di nutrienti, che in Italia viene sfruttato solo per il 5%, secondo i dati di Utilitalia».
Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. conclude: «Da anni parliamo della necessità di una riforma della gestione della risorsa idrica nel nostro Paese ma oggi più che mai è urgente, visto che, quella che chiamiamo emergenza siccità, è una condizione ormai ordinaria a cui è necessario adattarsi. Il Governo Meloni passi dalle parole ai fatti, con una strategia idrica nazionale che preveda interventi di breve, medio e lungo periodo. Oltre alle proposte dedicate all’ambiente urbano che lanciamo oggi, è fondamentale non dimenticare tutte le altre azioni necessarie per tutelare e preservare i corpi idrici: definire un piano di razionamento dell’acqua per agricoltura, usi civili e industriale per una tempestiva riduzione dei prelievi, diffondere e praticare in agricoltura il riutilizzo delle acque reflue depurate – cogliendo al meglio l’occasione del recepimento del regolamento europeo - e ridurre i consumi scegliendo attività agricole meno idroesigenti e rivedendo i sistemi di irrigazione».
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