Politica e potere: c’era una volta il Paese segnato da Berlusconi (e dai tatuaggi)

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Questo articolo è pubblicato sul numero 41 di Vanity Fair che celebra i nostri straordinari 20 anni di storia e che sarà in edicola fino al 10 ottobre 2023. Qui trovate gli articoli da non perdere

Vent’anni fa – mentre la politica superstite alzava i ponteggi sui nuovi partiti e il Grande Fratello demoliva i canoni dello spettacolo televisivo – telefonavamo con il Blackberry. L’auto dell’anno era la Panda. L’euro circolava da quasi due anni e noi calcolavamo ancora il prezzo in lire. Il neoeletto presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concludeva i suoi discorsi dicendo: «Viva il tricolore, viva la nostra bandiera, viva l’Italia» che era il suo modo di dirsi tre volte patriota, ma era ancora un’eccezione. Al suo opposto Umberto Bossi, leader della Lega secessionista, esibiva ogni anno a Venezia l’identico tricolore, gridando: «Con questo mi ci pulisco il culo!», osannato da una folla festante. Mentre il suo capo e alleato di governo, Silvio Berlusconi, aboliva il reato

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