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Potenza dei dispositivi e partner di comprovata eccellenza. Samsung Electronics si è affidato a questo binomio per realizzare la line-up Galaxy Book2 series, che nasce da una storica collaborazione in stretta sinergia con il colosso del software Microsoft.
Galaxy Book2 series, innovazione all'avanguardia
L’obiettivo comune è mettere a disposizione degli utenti innovazioni che abbiano il sapore dell’avanguardia. Il vantaggio di questa partnership consiste in un'esperienza connessa tra dispositivi e sistemi operativi diversi in modo da non creare nessun ostacolo alla fluidità e velocità del lavoro. All’atto pratico, la partnership tra Samsung Electronics e Microsoft offre un intero pacchetto di funzionalità integrate che vanno dalla revisione in corsa di una presentazione realizzata in Power Point su uno smartphone Galaxy (niente di più facile quando si lavora su progetti in continua evoluzione), alla riattivazione di un lavoro precedentemente interrotto sul dispositivo della serie Galaxy Book2 Pro, fino alla Samsung Gallery su One Drive.
Quello che Samsung Electronics e Microsoft hanno realizzato è un ambiente aperto e connesso in cui gli smartphone, i Pc, i tablet e i dispositivi wearable si integrano tra loro alla perfezione. “In Samsung non abbiamo il solo obiettivo di dare vita alla mobile technology ma anche fornire agli utenti esperienza uniche, che esaltino la loro vita quotidiana. Stiamo immaginando i Pc in maniera del tutto nuova e grazie alle funzioni senza soluzione di continuità, alla sicurezza e alla mobilità, gli utenti accedono all’ufficio del futuro, abilitandone le possibilità”, ha detto Hark-sang Kim, executive vice president & head of new computing R&D team of Mobile eXperience Business.
Il concetto di ufficio diffuso
Si tratta, potremmo dire, di un 'ufficio diffuso' che va dal loft cittadino dove lavorano i creatori di moda fino alle spiagge dove una startup innovativa ha creato una piattaforma per gestire lo sharing delle tavole da surf e windsurf. Entrando nel dettaglio del tipo di funzionalità di ecosistema, sono da menzionare il collegamento a Windows, Secondo Schermo e la sincronizzazione auto automatica di Samsung Notes, tutte modalità molto semplici per abbattere le barriere tra i dispositivi. Ma c’è di più. Integrando SmartThings per Pc farà del vostro Galaxy Book la centrale operativa, una plancia di comando da cui controllare i dispositivi Internet of Things presenti negli uffici o nelle case. Verrà introdotta, inoltre, la One UI 4.0 per Galaxy Book nella prossima generazione di dispositivi Samsung.
Potrebbe sorgere però una domanda. Perché investire sulla connessione di vari sistemi operativi se la maggior parte del lavoro e delle app sono basati su tecnologia cloud? La risposta di Samsung Elelectronics ribadisce l’importanza primaria di queste connessioni per “aprire la strada a nuove digital experience per gli utenti che usano soprattutto dispositivi mobili”. I consumatori, secondo il gruppo sudcoreano, hanno sofferto la chiusura di sistemi operativi chiusi e software proprietari.
La filosofia di Samsung prevede che “il software e l’hardware dei device debbano essere progettati parallelamente per creare esperienze cross-device fluide per semplificare la digital life dei consumatori. Altro gigante dell’IT che collabora strettamente con Samsung Electronics è Intel che fornisce chipset di 12esima generazione che aggiungono potenza, garantiscono sicurezza e allungano la durata della batteria che nei device in oggetto arrivano fino a 21 ore. Ancora una semplificazione: il caricatore universale USB Tyep-C con ricarica rapida può ricaricare ogni dispositivi mobile della famiglia Galaxy evitando di portarci nello zaino di digital nomads una messe di cavetti e charger.
L’articolo Galaxy Book2 series, la nuova line-up di Samsung in collaborazione con Microsoft è tratto da Forbes Italia.
Label Rose – BRANDVOICE | Paid Program
Articolo tratto dal numero di luglio 2022 di Forbes Italia. Abbonati!
Quando pensa di non farcela, Francesca Ammaturo, giovane imprenditrice founder del marchio di borse e accessori moda Label Rose, ripensa agli inizi. A quando, da un ufficio senza finestre e con un solo collaboratore sognava negozi, prodotti personalizzati, uffici e tanti collaboratori. “Riguardo le foto dei miei primi store e mi rendo conto di quanta strada finora sia stata fatta”, dice con orgoglio.
La storia di Francesca Ammaturo
La sua storia nasce dall’incontro di due passioni: la danza, che a 14 anni l’ha portata prima a Roma, poi in Germania, dove ha vinto una borsa di studio per l’Accademia di Dresda, e la moda, business che oggi gestisce da sola, con l’aiuto della sorella Vittoria a capo della gestione amministrativa e finanziaria. Dopo un periodo di formazione all’estero, Francesca si è resa conto che il mondo della danza non le apparteneva. Così è tornata nella sua città, Napoli, e ha iniziato a “mettere su un piatto della bilancia” tutto quello che desiderava davvero. In Italia si è poi laureata in Management delle imprese internazionali, “volevo affiancare al mio Bachelor of Art un percorso che mi fornisse le competenze necessarie per costruire la mia azienda”, spiega. “Ma anche il mio percorso universitario non è stato semplice: andavo a lezione tra un appuntamento e l’altro, e cercavo di incastrare gli esami quando non ero alla ricerca di fornitori o mi occupavo del controllo qualitativo della produzione. La mia tesi di laurea è stata scritta durante un volo intercontinentale, e ho delegato mia madre per la consegna”.
L'idea di colmare un gap di mercato
Dopo una breve analisi di mercato, Francesca, allora 19enne, si è resa conto che esisteva un gap di mercato per gli accessori dal prezzo contenuto, quindi l’idea di creare Label Rose. Certo, all’inizio, le cose non sono state semplici: “Quando ho iniziato ho ricoperto quasi tutti i ruoli della filiera, dall'approvvigionamento delle materie prime fino al marketing e alla logistica; ed è proprio in questo modo che ho avuto la chance di conoscere tutti i processi e le necessità aziendali. Grazie a questo percorso oggi posso gestire, controllare e selezionare le risorse adatte”. E altrettanto difficile è stato, una volta tornata in Italia, affrontare il mondo del lavoro come giovane donna. “Nei miei primi anni in azienda ho maturato la consapevolezza che il nostro non è un Paese per donne che lavorano e che vogliono raggiungere traguardi importanti. A maggior ragione, in un mondo dominato dalla presenza di uomini nell’imprenditoria”.
Con la sua azienda, oggi Francesca vuole sancire un cambiamento: creare occupazione femminile e incentivarla. “Ed è proprio per questo che oggi il team di Label Rose è composto al 90% da donne: risorse incredibilmente intraprendenti, che con la loro grinta contribuiscono alla realizzazione di un progetto”.
Come è cambiato il lusso dopo la pandemia
Ma si sa, se il Covid ha certamente influito su tanti settori, si è abbattuto in modo ancora più deciso sulle imprese giovani: “Durante quel periodo mi sono concentrata sugli aspetti da migliorare, sulle criticità della mia azienda. Ho potuto studiare cose che fino a quel momento avevo tralasciato per mancanza di tempo, e ho elaborato nuove strategie di business”. Ne nasce così un blog, dove la manager ha instaurato un nuovo legame coi clienti, e una nuova forma di interazione che andasse oltre la semplice offerta di prodotto. “La pandemia ha fatto cambiare punto di vista al consumatore. Ora si ricerca un brand connesso alla realtà, capace di trasmettere valori umani, non più un paradiso artificiale accessibile a pochi”.
Ed è proprio questo il punto di forza dell’azienda: Francesca mostra spesso il volto umano dietro al brand, “la storia del marchio e la storia delle persone che oggi contribuiscono a farlo crescere. Il lockdown si è trasformato quindi in un’opportunità: ho superato una delle difficoltà più grandi che un imprenditore si trova a dover fronteggiare e ho superato la crisi, digitalizzando la mia impresa”.
Il potere del digitale: + 330% di fatturato online nel 2021
Si perché, proprio in quel periodo, Francesca ha colto la sfida di lanciare il suo primo e-commerce e, in meno di due anni dal lancio, ha venduto in Italia più di 120mila prodotti. “In due anni abbiamo ridotto del 40% i costi fissi, incrementato notevolmente i margini e il fatturato online, cresciuto del 330% nel 2021 rispetto al 2020”. Una buona parte di merito va anche ai social, che Francesca è riuscita a sfruttare in linea con le nuove esigenze di mercato. “Mentre eravamo tutti in lockdown mi sono chiesta cosa potessi fare per ottenere un riscontro positivo tramite il digitale. Ho trovato una risposta nella condivisione, e ho usato i social per comunicare un unico concetto: tutti possono costruire il proprio futuro se alla passione si abbina il duro lavoro”.
Crescere all'estero a partire dalla Gran Bretagna
Tra tante difficoltà ma anche grandi successi personali, l’idea di espandere il business ad altri Paesi non ha mai abbandonato Francesca: “Molto probabilmente, quando verrà pubblicato questo articolo, si potranno acquistare i prodotti Label Rose anche direttamente dalla Gran Bretagna”, spiega. Un progetto al quale il team sta lavorando da un paio di anni e che ha l’obiettivo di rendere il brand market leader a livello europeo.
Cosa consigliare quindi ai giovani talenti che vogliono avviare un’attività ma hanno paura di fare il primo passo? “Per costruire un marchio bisogna avere una visione chiara e ben definita, tenendo sempre presente la domanda. La difficoltà più grande che tuttora devo affrontare è quella di riuscire a captare i cambiamenti che possono avvenire in un determinato momento storico, senza che la mia azienda resti paralizzata: la duttilità e malleabilità nelle strategie aziendali è la chiave del successo. Tanto deve ancora essere fatto, e sono consapevole che talvolta essere un imprenditore vuol dire assumersi un rischio, fare una scommessa, ma è proprio questo quello che mi stimola ad andare avanti”.
L’articolo Come questa imprenditrice è riuscita con il suo brand a rendere il mercato degli accessori più accessibile è tratto da Forbes Italia.
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