Le pepite d’oro potrebbero essere il risultato di terremoti che agitano ripetutamente le vene di quarzo, grazie alle insolite proprietà elettriche del minerale. Quest’idea, sebbene difficile da dimostrare, è supportata dalle prove prodotte in laboratorio, che la rendono plausibile e in grado di spiegare anomalie a lungo trascurate.
L’oro è un metallo estremamente raro nella crosta terrestre, ma è uno dei soli sette conosciuti nello stato puro dagli antichi popoli dell’Eurasia e dell’Africa, e uno dei sei menzionati nella Bibbia. La sua rarità è dovuta in parte al fatto che talvolta forma pepite straordinariamente grandi e incredibilmente pure, attirando l’attenzione sulle vene da cui può essere estratto.
Secondo il dottor Chris Voisey dell’Università di Monash, l’oro si pensa precipiti dai fluidi caldi e ricchi d’acqua che scorrono attraverso le fessure della crosta terrestre. Man mano che questi fluidi si raffreddano o subiscono cambiamenti chimici, l’oro si separa e si accumula nelle vene di quarzo. Questa spiegazione è ampiamente accettata dalla comunità geologica, ma sorgono due interrogativi evidenti.
Perché solo il quarzo viene coinvolto in questo processo? E come è possibile


