Non è esattamente il finale di stagione più straordinario della storia dell’Hellas Verona, ormai condannato a quel desolante ritorno in Serie B con una matematica retrocessione diventata soltanto questione di settimane. Se non sarà il prossimo turno, quello dopo: poi sarà fatal verdetto aritmetico.
Una delle poche note apparentemente liete, specialmente per quanto espresso in coppia con Giovane nella prima propositiva parte di campionato, è stata senz’altro Gift Orban. Elemento che aveva catturato attenzioni di piazza, fantallenatori e mass media. Per quella carriera che, se solo un paio di anni fa lo dipingeva come predestinato ai migliori club europei, narra invece di un altro attaccante esuberante che s’è perso eccome.
Colpa di un carattere evidentemente sopra alle righe, poco conforme agli schermi, come purtroppo dimostrato anche ieri. Quando alla fine della gara persa col Milan, visibilmente nervoso, ha rischiato di oltrepassar i confini della cronaca sportiva sfociando in quella nera. Esce dal Bentegodi con la sua macchina, rifiuta autografi richiesti da famiglie, un tifoso particolarmente nervoso dà una botta al vetro della sua auto e per tutta risposta Orban pensa ben di scendere ed attaccarlo: nasce una colluttazione fisica, una vera e propria ressa.
Alla fine non si farà male nessuno, per fortuna. Intervenuto chi di dovere a sedare, ma restano scene bruttissime. Quelle di bambini che spaventati scoppiano in lacrime, immagini a cui mai vorremmo assistere. Sono queste le vere sconfitte. Chissà se il Verona interverrà, già nelle prossime ore.


