Il terremoto AIA non ha fatto altro che creare ulteriore e potenzialmente fatidico tumulto in un territorio contaminato esclusivamente da macerie. L’inchiesta Rocchi, goccia enorme di un vaso traboccante, ha reso la classe arbitrale specchio riflesso di quello che è oggi il movimento del calcio italiano. Tant’è che ha portato anche la classe politica ad interrogarsi se effettivamente il movimento, in questo caso la FIGC, vada commissariata. Vere e proprie pressioni, da Salvini e Lega, partite nella giornata di lunedì. Come vi abbiamo raccontato, l’Uefa e Ceferin hanno invece replicato in maniera velata suggerendo quanto e come, con un commissariamento, l’Italia rischierebbe anche Euro 2032.
Alla luce di questa piccola sintesi riepilogativa ed introduttiva, resta agevole intuire quanto chi gestisca sport e calcio abbia tutti gli interessi a lasciar la politica nazionale più lontano possibile. Altrimenti perderebbe valore come istituzione politica stessa. Ed in questo senso, poche ora fa, è arrivata l’insindacabile respinta di Luciano Buonfiglio, il presidente del CONI, lui sì massima istituzione sportiva che avrebbe facoltà di commissariare la Federcalcio. Nessun commissariamento, inappellabile.
Ai media presenti sul posto all’esterno della sede capitolina del CONI, Buonfiglio è stato chiarissimo, spiegando quanto e come non ci siano presupposti e che è stato scelto per far rispettar le regole, ma come il primo a doverle rispettare sia proprio lui. Sulla pressione politica: “Non mi faccio influenzare da destra o sinistra o da chi vuol prendere il mio posto” tuonerà in conclusione.
Una decisione che farà piacere all’Uefa. Che noterà come la FIGC possa mantenere la propria indipendenza politica, come istituzione, dalla stessa politica nazionale. Ecco perché gli amanti del calcio, forse, possono tirar un sospiro di sollievo: a questo punto niente revoche Uefa, gli Europei 2032 dovrebbero restar saldamente all’orizzonte azzurro, a braccetto con la Turchia. Fronte FIGC, senza commissariamento, si procederà regolarmente alle elezioni a giugno: testa a testa Malagò vs Abete, col primo sostenuto dai grandi club nettamente avanti.


