Dopo 22 lunghissimi anni l’Arsenal torna sul trono d’Inghilterra. Tanti anni di progetto, unica direzione, investimenti a migliorare un impianto anno dopo anno sempre più forte e prima o poi quel tanto desiderato e sofferto momento giusto sarebbe arrivato. Al settimo anno Arteta arriva doveva voleva arrivare, pur rinunciando all’espressione wengeriana, pur accettando il compromesso storico di una squadra tosta, fisica, assai poco bella ma forte sui piazzati. Pur accettando tre punti e 1-0 al di sopra di qualsiasi ideologia. Alla fine di un’annata contraddistinta da diversi roventi episodi arbitrali, alla fine il vento finalmente spirò Gunners.
Decisivo il pareggio del Manchester City di ieri a Bournemouth. Una tempesta sulla Manica, coi citizens stanchi e stremati dalle fatiche di FA Cup ma al contempo afflitti dalla scoperta della decisione del loro Guardiola, pronto a salutare nel fine settimana. Non ci sarà dunque più bisogno dell’ultima di campionato, titolo già assegnato: a +4 sul City, Gunners matematicamente campioni d’Inghilterra.
Ed è così che tra Holloway, Emirates ed Highbury hanno potuto esternare la gioia sfrenata, calciatori e popolo Gunners, riversati per le strade di Londra nord fino alle cinque del mattino. Festa pura, attesa e sospirata; tra fuochi d’artificio e biancorosso dominante. Dopo tanti anni di frustrazione, stavolta non è finita come due e tre anni fa: stavolta niente Bottlers, stavolta maestro Guardiola non è riuscito a superare allievo Arteta.
Adesso qualche ora di break, un’amichevole e nulla più nel weekend a Selhurst Park, quindi la preparazione per Budapest: già, c’è pure una finale di Champions League. Per quello che addirittura può diventare l’anno più importante della storia dei Gunners.


