Flotilla intercettata da Israele: 87 attivisti in sciopero della fame, fermati 29 italiani

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Tensione altissima al largo delle coste mediorientali dopo che le forze armate israeliane hanno intercettato tutte le imbarcazioni della Flotilla. Almeno 87 partecipanti della spedizione hanno avviato uno sciopero della fame per protestare contro quello che definiscono un “rapimento illegale”. Nel frattempo, il primo gruppo di attivisti è già sbarcato nel porto israeliano di Ashdod.

La situazione tocca da vicino il nostro Paese: tra le persone bloccate dalle autorità israeliane figurano infatti 29 attivisti di nazionalità italiana.

La protesta e i primi sbarchi ad Ashdod

Il blocco navale e il successivo fermo dei partecipanti hanno scatenato l’immediata reazione a bordo. La decisione di iniziare lo sciopero della fame in massa rappresenta l’estrema forma di protesta degli attivisti contro l’azione militare israeliana. Mentre la tensione resta alta, le prime imbarcazioni scortate dalla marina militare hanno raggiunto il porto di Ashdod, dove sono cominciate le procedure di identificazione e gestione dei passeggeri.

L’intervento della diplomazia italiana

Il caso è diventato immediatamente un dossier politico internazionale di massima urgenza. Il Ministro degli Affari Esteri italiano, Antonio Tajani, ha contattato direttamente il suo omologo israeliano, il ministro Gideon Sa’ar, per gestire la posizione dei nostri connazionali. Durante il colloquio, Tajani ha espresso la ferma richiesta del governo italiano affinché i 29 attivisti italiani fermati siano liberati al più presto e possano fare rientro in patria senza conseguenze.

Le prossime ore saranno decisive per comprendere l’evoluzione delle trattative diplomatiche e le modalità di rilascio dei cittadini italiani e degli altri attivisti stranieri coinvolti nel blitz.

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