La poesia parla all’anima di ciascuno: si esprime per immagini, attraversa il cuore e nutre di ricordi la nostra esistenza.

La poesia dialettale, con la sua immediatezza e il suo colore, pur nella sua apparente semplicità, descrive, a volte più efficacemente della poesia in lingua nazionale, sentimenti delicati, ricordi, storia e tradizioni.

L’importanza del dialetto sta nel fatto che è vicinissimo alla vita quotidiana e verace della gente e rappresenta una diversità di radici storiche, di culture, di esperienze umane che non deve andare perduta, ma è importante che sia tramandata anche alle nuove generazioni.

“Il contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà”. Così scriveva Pier Paolo Pasolini.

Dobbiamo essere fieri dei nostri dialetti italiani perché sono collegati a una storia antichissima che arricchisce la nostra cultura. Tra i grandi estimatori del dialetto e della poesia vernacolare c’è Porfirio Grazioli.

Porfirio Grazioli, nel poema didascalico in versi romaneschi “Romeide”, narra la storia “de Roma”: miti, leggende, personaggi, aneddoti, episodi, avvenimenti storici e non, nell’Urbe “Caput mundi”, rivisitati a piacere dall’autore.

Porfirio Grazioli è nato a Trevi nel Lazio, in Ciociaria. Lavorò alla fornace di laterizi dei nonni fino ai 14 anni di età.
Laureato in giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, è stato direttore della Città dei Ragazzi di Roma, docente di Legislazione Scolastica, Presidente dell’Istituto Internazionale per lo Studio dei problemi della Gioventù Contemporanea e del Centro Romanesco Trilussa, socio dell’Associazione Nazionale dei Poeti e Scrittori Dialettali d’Italia e della International Society Dialectology and Geolinguistics”. È membro dell’Accademia Tiberina fondata da Giuseppe Gioacchino Belli nel 1812 e dell’Accademia Trilussiana in Roma.

Fare un viaggio nei suoi versi in romanesco è come attraversare sul Tevere la storia della Città Eterna: il lettore vi si immerge, attratto da una narrazione vivace e appassionante.
La storia di Roma incanta e travolge da “Er Natale de Roma” a “Roma pe sempre”, che “p’er monno antico è stata ‘na linterna de Civirtà, ma pe la Storia è er sole che nun se smorza mai: sta Roma è eterna!”.

Foto di Clara Patroni

Fonte PorfirioGrazioli18.wixsite.com

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