Prima di una eventuale beatificazione in pompa magna della cooperante della Onlus Africa Milele, arrivata a Ciampino con un aereo di stato ed accolta dal nostro Primo ministro  Giuseppe Conte accompagnato dal ministro degli esteri Di Maio, accollandomi il rischio di essere messo al bando e maledetto per la mia scarsa sensibilità, credo che sia utile fare un po’ di chiarezza ed inquadrare il lungo sequestro al quale la ragazza è stata  ingiustamente sottoposta per quello che è realmente.

Con questo e con quello che andrò ad esporre voglio comunque associarmi e condividere la gioia dei genitori e degli amici della volontaria non mettendo assolutamente in discussione il concetto che il volontariato e la capacità di interpretare e sostenere le esigenze dei meno fortunati – e nel mondo ce ne sono davvero troppi –  non siano qualità di pregio sostenute da animi nobili e spesso messe a terra attraverso sacrifici enormi.

Ma al di là appunto dell’ave gloria che tutti i mass media stanno in questo frangente recitando nonché i messaggi social che tanti leoni da tastiera stanno propinando a man bassa riempiendo di cuoricini l’arrivo della eroina marchigiana, inquadrare i fatti per quelli che realmente sono, forse ci farà essere un tantinello, almeno spero, più realistici, magari evitando a qualche altro ragazzo o ragazza, animato anch’esso dai medesimi nobili sentimenti, spiacevoli conseguenze e danni irreparabili.

Se con questo mio articolo sarò riuscito alla fine ad evitare almeno una sola volta lo strazio che hanno subito i genitori di Silvia Romano mi riterrò soddisfatto.

Innanzi tutto poche parole per inquadrare la ONLUS Africa Milele (Africa per sempre nella lingua locale) una associazione non governativa con sede a Fano nata dalla volontà di Lilian Sora, una donna che avendo trascorso la luna di miele con il marito in Africa nel 2009, innamorata della terra swahili e successivamente infatuata pure di un certo Masai di nome Joseph, per il quale ovviamente ha subito mollato il consorte, ad un certo punto della sua vita ha deciso di intraprendere la nobile carriera umanitaria.

La Onlus di Fano nata con lo scopo di proteggere ed istruire i bambini della zona di Chakama, una delle zone più violente ad est di Nairobi, sorta senza meno sotto i migliori auspici, si è avvalsa almeno per un certo periodo della collaborazione con la pizzeria di Malindi “Karen Blixen” che evidentemente, oltre a sfornare delle ottime pizze, provvedeva ai servizi essenziali di cui l’associazione aveva bisogno: dal procurare i biglietti aerei scontati per i volontari, fino allo stoccaggio di beni di prima necessità ivi inclusi farmaci e supporti medici.

Ora al di là del verificare se una pizzeria abbia realmente le competenze per costituirsi nel contempo agenzia turistica e farmacia, ma in Africa per carità tutto è possibile, è lecito chiedersi chi siano i proprietari di questo locale polivalente, se non altro per ringraziarli della loro incommensurabile disponibilità ed anche per aver esportato la nostra cultura culinaria nel continente più grande ed affamato del mondo.

Ebbene uno dei titolari della pizzeria di Malindi risulta essere un certo Roberto Ciavolella, Promoter finanziario indagato  per truffa e frode ai danni dello Stato dalla procura di Latina ed anche successivamente per bigamia, sparito come d’uopo abbastanza velocemente dal territorio italiano per improcrastinabili impegni, in tandem con Mariangela Beltrame indagata anche lei per gli stessi reati.

Ora, non è scopo di questo articolo entrare nel merito delle indagini o degli eventuali reati tutti da provare fino al terzo grado di giudizio, ma ritengo sia legittimo, e questo lo dichiaro tranquillamente, informare il lettore dell’umus e dell’ambiente dal quale è scaturito alla fine il sequestro di una volontaria nonché il suo rilascio.

Per riassumere e sintetizzare, di questo ambiente profuso all’altruismo, fanno sicuramente parte in un modo o nell’altro i titolari della pizzeria, Roberto e Mariangela (che a volte si fa chiamare anche Tiziana), scomparsi da Latina nel 2013 e ricercati dalla procura di Latina e la titolare della Onlus sig.ra Lilian Sora di Fano, di cui la rapita era una sorta di collaboratrice volontaria.

Quest’ultima, per la sua associazione umanitaria, presenta una denuncia relativa alla raccolta fondi, l’ultima disponibile, di poco più di 55.000 euro utilizzati per poco meno di 46.000 euro per ‘sostegno di progetti ed attività’, finalità fino ad ora non ben identificate dal momento che, nella zona di pertinenza della onlus, non risultano agli atti fattive realizzazioni.

Ovviamente questo non vuol dire nulla e, dal momento che non saranno certo reperibili fatture o scontrini ne tanto meno un bilancio depositato, ogni presunta recriminazione sulla destinazione dei fondi rimane nella sfera delle pure illazioni,come del resto sarebbe pretestuoso affermare che la divisione per 12 del conquibus consentirebbe alla signora Lilian Sora di percepire degli emolumenti mensili di tutto rispetto.

Non sarebbero invece altrettanto pretestuose le recriminazioni di diversi soci della Onlus nel momento in cui la gentil signora sembrerebbe aver interrotto le rette scolastiche che permettevano a diversi ragazzi di frequentare la scuola, anche perché qualcuno degli sponsor dell’associazione, senza sembrerebbe, ha dovuto di nuovo tassarsi per riammettere ai corsi quei ragazzi che erano stati prontamente estromessi.

Se è pur vero che risulta difficile mettere ordine in queste informazioni che riguardano il caso specifico della nostra connazionale è altrettanto vero che in Kenia, tra Onlus, ONG, associazioni islamiche, croce rossa e chi più ne ha più ne metta operano almeno duecentomila organizzazioni delle quali centomila ufficialmente registrate.

Visto che i keniani ritenuti sotto la soglia di povertà, almeno dalle statistiche ufficiali, sono 16 milioni il conto è presto fatto: ad ogni associazione spetterebbero 80 poveracci da gestire, sfamare e guidare verso un tenore di vita almeno decente. Praticamente un gioco da ragazzi che in un mondo normale porterebbe in brevissimo tempo ad elevare il livello medio della popolazione keniota ed a risolvere definitivamente qualsiasi problema attinente alla povertà.

Dal momento che questo risultato è di là da venire ed ovviamente non è affatto alla nostra portata quando invece dovrebbe avere un esito scontato ed ineluttabile, appare chiaro che le varie organizzazioni umanitarie, senza fare alcun riferimento alla onlus a modulo, hanno ben altro scopo ed obiettivi sicuramente diversi da quanto dichiarato e sbandierato.

La conclusione seppur cinica ed assolutamente deludente ma almeno realista e priva di mielosa ipocrisia appare purtroppo scontata: prima di andare a giocarsi la pelle in certi posti e dilapidare ingenti risorse pubbliche, nonché prima di fare altisonanti proclami e celebrazioni rituali bisognerebbe guardarsi attorno ed esercitare un minimo di intelligenza e giudizio.

Magari questo può far davvero comodo a chi è più sfortunato di noi.

Ad Majora.

2 thoughts on “Silvia Romano ONLUS & Co”
  1. Non entro nel merito del post, vorrei solo aggiustare due numeri: le NGO in Kenya sono circa 8,000, considerando che Nairobi è centro di rappresentanza per il continente africano per tutte le maggiori organizzazioni del mondo, e gli abitanti del paese sono una cinquantina di milioni al 2018.
    Saluto.

  2. Condivido appieno.
    Stesse considerazioni ho fatto più volte anche per quegli “sportivi” che si perdono tra montagne o giungle, finiscono in crepacci o altro, che poi fanno scatenare il soccorso con impiego di mezzi e uomini …… che si stiano a casa o che si assumano i rischi ed i costi per gli eventuali recuperi.

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