In questo periodo così particolare, doloroso per tutti, riscopriamo l’orgoglio di essere italiani, fieri della nostra Storia. L’Impero romano conquistò il mondo, adesso combattiamo, uniti per vincere il coronavirus. Guardiamo la nostra Bandiera, conosciamo come essa nasce, il significato dei suoi colori.

( prima parte)

Giuseppe Compagnoni, il “padre del tricolore”

La nascita dei colori nazionali italiani su una coccarda.

Anche la bandiera italiana, come altri vessilli nazionali, si ispira a quella francese, introdotta dalla rivoluzione nell’autunno del 1790 sulle navi da guerra della Marine nazionale e simbolo del rinnovamento perpetrato dal giacobinismo delle origini.

Il 12 luglio 1789, due giorni prima della presa della Bastiglia, il giornalista rivoluzionario Camille Desmoulins, mentre arringava la folla parigina alla rivolta, chiese ai manifestanti quale colore adottare come simbolo della rivoluzione francese, proponendo il verde speranza oppure il blu della rivoluzione americana, simbolo di libertà e democrazia: i manifestanti risposero “Il verde! Il verde!

Vogliamo delle coccarde verdi!”. Desmoulins colse quindi una foglia verde da terra e se l’appuntò al cappello come segno distintivo dei rivoluzionari. Il verde, nella primigenia coccarda francese, fu abbandonato dopo un solo giorno in favore del blu e del rosso perché era anche il colore del fratello del re, il reazionario conte d’Artois, che diventò monarca dopo la Restaurazione con il nome di Carlo X. La coccarda francese tricolore si completò poi, in seguito a eventi successivi, con l’aggiunta del bianco, colore dei Borbone.

Poco dopo gli eventi rivoluzionari francesi, anche in Italia iniziarono a diffondersi estesamente gli ideali di innovazione sociale – sulla scorta della propugnazione della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 – e successivamente anche politica, con i primi fermenti patriottici indirizzati all’autodeterminazione nazionale: per tale motivo la bandiera francese blu, bianca e rossa diventò prima riferimento dei giacobini italiani e in seguito fonte di ispirazione per la creazione di un vessillo identitario italiano.

Le prime sporadiche dimostrazioni favorevoli agli ideali della rivoluzione francese, da parte della popolazione italiana, avvennero nell’agosto del 1789 con la comparsa, soprattutto nello Stato Pontificio, di coccarde di fortuna costituite da semplici foglie verdi di alberi, che vennero appuntate sui vestiti dei manifestanti richiamando analoghe proteste avvenute in Francia agli albori della rivoluzione poco tempo prima dell’adozione della coccarda francese tricolore.

La coccarda italiana tricolore

In seguito la popolazione italiana iniziò a usare coccarde vere e proprie realizzate in stoffa: al verde delle foglie degli alberi già impiegato in precedenza, vennero aggiunti il bianco e il rosso in modo da richiamare in modo più marcato gli ideali rivoluzionari rappresentati dal tricolore francese]. Le gazzette italiane dell’epoca avevano infatti creato confusione sui fatti francesi, in particolar modo sulla sostituzione del verde con il blu, riportando la notizia che il tricolore francese fosse verde, bianco e rosso. Il verde venne poi mantenuto dai giacobini italiani perché rappresentava la natura e quindi – metaforicamente – anche i diritti naturali, ovvero l’uguaglianza e la libertà.

La prima traccia documentata dell’utilizzo della coccarda tricolore italiana è datata 21 agosto 1789: negli archivi storici della Repubblica di Genova è riportato che testimoni oculari avessero visto aggirarsi per la città alcuni manifestanti aventi appuntata sui vestiti.

Le gazzette italiane dell’epoca avevano infatti creato confusione sui fatti francesi, in particolar modo omettendo la sostituzione del verde con il blu e il rosso e riportando l’erronea notizia che il tricolore francese fosse verde, bianco e rosso. In aggiunta non era ancora avvenuta una presa di coscienza nazionale vera e propria, tant’è che per un breve periodo molti manifestanti italiani continuarono erroneamente a credere che la coccarda verde, bianca e rossa rappresentasse il tricolore francese: il loro obiettivo era infatti solo quello di manifestare l’adesione agli ideali della rivoluzione d’oltralpe.

Il verde, il bianco e il rosso applicati su una coccarda tricolore ricomparirono durante la fallita sommossa di Bologna contro lo Stato Pontificio del 13-14 novembre 1794 per opera di Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis. Questa genesi è invero contestata da alcuni studiosi, che sostengono la tesi per la quale le coccarde di Zamboni e De Rolandis fossero in realtà bianche e rosse (associando invece questi colori allo stemma di Bologna), con inserti verdi non voluti, visto che vennero aggiunti sotto forma di fodera.

Gli storici sono invece unanimi sul fatto che la coccarda italiana tricolore sia apparsa, dopo gli eventi di Bologna, nel 1796 a Milano: queste coccarde, aventi la tipica forma circolare, avevano il rosso all’esterno, il verde in posizione intermedia e il bianco al centro. I colori nazionali italiani debuttarono quindi su una coccarda

  La traccia più antica

La traccia documentata più antica che cita la bandiera tricolore italiana è legata alla prima discesa di Napoleone Bonaparte nella penisola italiana. Con l’avvio della prima campagna d’Italia in molti luoghi i giacobini della penisola insorsero contribuendo, insieme ai soldati italiani inquadrati nell’esercito francese, alle vittorie transalpine.

Questo rinnovamento venne accettato dagli italiani nonostante fosse legato alle convenienze della Francia napoleonica, che aveva forti tendenze imperialiste, perché la nuova situazione politica era migliore di quella precedente: il legame a doppio filo con la Francia era infatti molto più accettabile dei secoli passati nell’assolutismo.

Durante la prima campagna d’Italia Napoleone Bonaparte, al comando dell’Armata d’Italia, conquistò gli Stati in cui era divisa la penisola italiana fondando nuovi organismi statali repubblicani che si ispiravano agli ideali rivoluzionari francesi. Tra il 1796 e il 1799 nacquero, tra le altre, la Repubblica Piemontese, la Repubblica Cispadana, la Repubblica Transpadana, la Repubblica Ligure, la Repubblica Romana, la Repubblica Anconitana e la Repubblica Napoletana.

Il primo territorio a venir conquistato da Napoleone fu il Piemonte; nell’archivio storico del comune piemontese di Cherasco è conservato un documento che attesta, il 13 maggio 1796, in occasione dell’omonimo armistizio tra Napoleone e le truppe austro-piemontesi (con cui Vittorio Emanuele I di Savoia cedette Nizza e la Savoia alla Francia per porre fine alla guerra, il primo accenno al tricolore italiano, riferendosi a stendardi comunali issati su tre torri del centro storico)

Questo rinnovamento venne accettato dagli italiani nonostante fosse legato alle convenienze della Francia napoleonica, che aveva forti tendenze imperialiste, perché la nuova situazione politica era migliore di quella precedente: il legame a doppio filo con la Francia era infatti molto più accettabile dei secoli passati nell’assolutismo.

Durante la prima campagna d’Italia Napoleone Bonaparte, al comando dell’Armata d’Italia, conquistò gli Stati in cui era divisa la penisola italiana fondando nuovi organismi statali repubblicani che si ispiravano agli ideali rivoluzionari francesi. Tra il 1796 e il 1799 nacquero, tra le altre, la Repubblica Piemontese, la Repubblica Cispadana, la Repubblica Transpadana, la Repubblica Ligure, la Repubblica Romana, la Repubblica Anconitana e la Repubblica Napoletana.

Il primo territorio a venir conquistato da Napoleone fu il Piemonte; nell’archivio storico del comune piemontese di Cherasco è conservato un documento che attesta, il 13 maggio 1796, in occasione dell’omonimo armistizio tra Napoleone e le truppe austro-piemontesi (con cui Vittorio Emanuele I di Savoia cedette Nizza e la Savoia alla Francia per porre fine alla guerra, il primo accenno al tricolore italiano, riferendosi a stendardi comunali issati su tre torri del centro storico.

La bandiera militare della Legione Lombarda

Inizialmente, il tricolore francese fu innalzato da molte città: il nuovo conquistatore non era, come in tempi antichi, “geloso” dei propri colori, ma orgoglioso che essi venissero messi in mostra, essendo questi i simboli di un esercito conquistatore e di un popolo vittorioso. È alla bandiera francese che i documenti, almeno fino all’ingresso dell’esercito napoleonico italiano a Milano nell’ottobre 1796, fanno riferimento quando usano il termine “tricolore”.

La Legione Lombarda fu quindi il primo reparto militare italiano a dotarsi, come stendardo, di un vessillo tricolore. Secondo fonti più autorevoli, la scelta perpetrata dai membri della Legione Lombarda di sostituire il blu della bandiera francese con il verde è altresì legata al colore delle divise della Milizia cittadina milanese i cui componenti, fin dal 1782, indossavano un’uniforme di questa tonalità, ovvero un abito verde con mostrine rosse e bianche; per siffatta ragione, in dialetto milanese, i membri di questa guardia comunale erano popolarmente chiamati remolazzit, ovvero “piccoli rapanelli”, richiamando le rigogliose foglie verdi di questo ortaggio.

Il bianco e il rosso erano anche peculiari dell’antichissimo stemma comunale di Milano, e parimenti comuni sulle divise militari lombarde dell’epoca. Non fu quindi un caso che il tricolore verde, bianco e rosso venisse scelto come insegna dalla Legione Lombarda.

Il debutto del tricolore, cui è legata la prima approvazione ufficiale della bandiera italiana da parte delle autorità, fu quindi come insegna militare della Legione Lombarda e non ancora come bandiera nazionale di uno Stato italiano sovrano. Il 6 novembre 1796 la prima coorte della Legione Lombarda ricevette il proprio vessillo tricolore nel corso di una solenne cerimonia alle ore cinque pomeridiane in piazza del Duomo a Milano.

La bandiera si presentava divisa in tre fasce verticali, riportando la scritta “Legione Lombarda” e il numero di coorte, mentre al centro si stagliava una corona di quercia racchiudente un berretto frigio e una squadra massonica con pendolo.

La bandiera militare della Legione Italiana

Bandiera della Guardia civica modenese della Repubblica Cispadana

 

Dal 16 al 18 ottobre 1796, a Modena, si tenne un congresso che, attraverso l’attiva partecipazione di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio nell’Emilia, decretò la nascita della Repubblica Cispadana, con l’avvocato Antonio Aldini in qualità di presidente.

Tra i vari provvedimenti presi, il congresso deliberò la costituzione di una Legione Italiana, poi ridenominata Legione Cispadana, che avrebbe dovuto partecipare insieme alla Francia a una guerra contro gli austriaci; il vessillo militare di questa unità militare era composto da un tricolore rosso, bianco e verde, probabilmente ispirato dall’analoga decisione della Legione Lombarda:

«[…] Si decreta la costituzione della Confederazione Cispadana, e la formazione della Legione Italiana, le cui coorti debbono avere come bandiera il vessillo bianco, rosso e verde adorna degli emblemi della libertà. […]
[…] ART.VIII Ogni Coorte avrà la sua bandiera a tre colori Nazionali Italiani, distinte per numero, e adorne degli emblemi della Libertà. I numeri delle Coorti saranno estratti a sorte fra quelle formate delle quattro Provincie. […]»

(Decreto di costituzione della Legione Italiana)

A Reggio nell’Emilia, il 27 dicembre 1796, in un’assemblea tenutasi in un salone del municipio della città (in seguito all’uopo ribattezzato Sala del Tricolore) 110 delegati presieduti da Carlo Facci approvarono la carta costituzionale della Repubblica Cispadana, comprendente i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia.

In riunioni successive vennero decretati e ufficializzati molti provvedimenti, tra cui la scelta dell’emblema della neonata repubblica. Ad avanzare la proposta di adozione di una bandiera nazionale verde, bianca e rossa fu, in un’assemblea avvenuta il 7 gennaio, Giuseppe Compagnoni, che per questo è ricordato come il “padre del tricolore”. Questo decreto di adozione recita

Bandiera della Repubblica Cispadana

 

A Reggio nell’Emilia, il 27 dicembre 1796, in un’assemblea tenutasi in un salone del municipio della città (in seguito all’uopo ribattezzato Sala del Tricolore) 110 delegati presieduti da Carlo Facci approvarono la carta costituzionale della Repubblica Cispadana, comprendente i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia.

In riunioni successive vennero decretati e ufficializzati molti provvedimenti, tra cui la scelta dell’emblema della neonata repubblica. Ad avanzare la proposta di adozione di una bandiera nazionale verde, bianca e rossa fu, in un’assemblea avvenuta il 7 gennaio, Giuseppe Compagnoni, che per questo è ricordato come il “padre del tricolore”. Questo decreto di adozione recita:

Per la prima volta il tricolore diventò ufficialmente bandiera nazionale di uno Stato italiano sovrano, sganciandosi dal significato militare e civico locale: con questa adozione la bandiera italiana assunse pertanto un’importante valenza politica. Nella seduta del 21 gennaio, tenutasi questa volta a Modena, dove nel frattempo erano stati spostati i lavori congressuali, la decisione venne resa esecutiva:

«[…] confermando le delibere di precedenti adunanze – decretò vessillo di Stato il Tricolore – per virtù d’uomini e di tempi – fatto simbolo dell’unità indissolubile della Nazione. […]»

(Verbale della riunione del 21 gennaio 1797 del congresso della Repubblica Cispadana)

La bandiera nazionale della Repubblica Italiana e quella del Regno d’Italia

Bandiera della Repubblica Italiana (1802-1805)

Bandiera del Regno d’Italia (1805-1814)

Con la trasformazione della Repubblica Cisalpina in Repubblica Italiana (1802-1805), ente statale che non comprendeva tutta la penisola italiana e che era anch’esso direttamente dipendente dalla Francia napoleonica, la disposizione dei colori sulla bandiera mutò in una composizione formata da un quadrato verde inserito in un rombo bianco a sua volta incluso in un riquadro rosso: da questa bandiera ha tratto ispirazione lo stendardo presidenziale italiano in uso dal 14 ottobre 2000. Il decreto di adozione della storica bandiera napoleonica, che è datato 20 agosto 1802, recita:

«[…] [la bandiera della Repubblica Italiana è formata da] un quadrato a fondo rosso, in cui è inserito un rombo a fondo bianco, contenente un altro quadrato a fondo verde […]»

(Decreto di adozione della bandiera della Repubblica Italiana napoleonica)

Il Risorgimento e l’Unità d’Italia

Dai moti del 1821 alle rivolte del 1848

Pianta del 1844 della cittadella di Alessandria

Con la caduta di Napoleone e la Restaurazione dei regimi monarchici assolutistici, il tricolore italiano entrò in clandestinità, diventando simbolo dei fermenti patriottici che iniziarono a serpeggiare in Italia, la cui stagione è conosciuta come Risorgimento. Nel Regno Lombardo- Veneto, Stato dipendente dall’Impero austriaco nato dopo la caduta di Napoleone, per chi esponeva il tricolore italiano era prevista la pena di morte. L’obiettivo degli austriaci era infatti, citando le testuali parole dell’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria, di “fare dimenticare di essere italiani”.

L’11 marzo 1821, durante i moti piemontesi, il tricolore italiano sventolò per la prima volta nella storia risorgimentale alla cittadella di Alessandria dopo l’oblio causato dalla Restaurazione.

Non tutte le fonti sono però concordi; alcune di esse documentano il fatto che la bandiera che garriva ad Alessandria fosse in realtà costituita da altri colori: il vessillo del Regno di Sardegna oppure il tricolore nero, rosso e blu della carboneria.

La bandiera verde, bianca e rossa riapparve nel corso dei moti del 1830-1831, soprattutto grazie a Ciro Menotti, il patriota che diede inizio alla ribellione in Italia. Nel 1831 Giuseppe Mazzini lo scelse come emblema della Giovine Italia; a partire dal 1833-1834, proprio grazie all’opera di Mazzini, il simbolismo del tricolore si diffuse sempre di più lungo la penisola a iniziare dall’Italia settentrionale e centrale           

Bandiera della Giovine Italia

Nel 1834 venne adottato dai rivoltosi che tentarono di invadere la Savoia, mentre un vessillo tricolore della Giovane Italia fu portato nel 1835 in America meridionale da Giuseppe Garibaldi durante il proprio esilio. La bandiera italiana si diffuse anche tra gli esiliati politici, divenendone il simbolo della lotta per l’indipendenza e della pretesa di avere costituzioni più liberali..

Il tricolore italiano fu sventolato anche durante le insurrezioni del 1837 in Sicilia, del 1841 in Abruzzo e del 1843 in Romagna. Nel 1844 un tricolore della Giovine Italia accompagnò i fratelli Bandiera nel loro fallito tentativo di sollevare le popolazioni del Regno delle Due Sicilie.

( alcune notizie sono state estrapolate dal web, segue seconda parte)

 

Rosanna De Marchi

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