Non bastavano i truffatori e i professionisti del raggiro a mettere in croce gli anziani.
Ora ci si mette anche il governo. Dopo aver spremuto la fascia più vecchia della popolazione con prelievi di solidarietà e tagli di ogni tipo sugli assegni previdenziali, adesso è il momento della guerra al contante.

In mancanza di idee concrete ed efficaci per combattere l’ evasione, a partire dal coraggio di abbassare le tasse per attivare l’ effetto virtuoso della curva di Laffer (più gettito), gli esperti di Palazzo Chigi hanno suggerito al premier Giuseppe Conte di giocarsi la vecchia carta della demonizzazione del denaro liquido, che difficilmente raggiungerà lo scopo (i grandi evasori e i criminali hanno altri modi per far girare i soldi), ma sicuramente complicherà la vita a buona parte degli italiani.
Nel mirino, infatti, non ci sono le transazioni commerciali, né i pagamenti di grande entità, che già oggi devono essere effettuati in maniera elettronica per consentirne la tracciabilità, ma gli acquisti di tutti i giorni.

C’ è chi ha parla di una tassa sul cash, chi ipotizza regali e detrazioni per chi usa le nuove tecnologie e chi si limita ad annunciare disincentivi e penalità per chi si ostinerà a pagare con moneta sonante.
La questione è antica. L’ Italia è la pecora nera della Ue, siamo i cavernicoli del digitale, non accettiamo il futuro, favoriamo furbetti e criminali, rendiamo meno competitivo il nostro sistema bancario. Un po’ come accade per il clima, parlare male dei pagamenti elettronici è come ammettere di essere un adoratore del diavolo o rifiutarsi di riconoscere che la terra gira intorno al sole. Sei contro il progresso, amico degli evasori, antico e un po’ fesso.

Trogloditi – I dati, però, raccontano una storia un po’ diversa. Intanto, non è affatto vero che siamo gli unici nella Ue ad utilizzare ancora il contante. La media europea è di 117 transazioni pro capite annue. E se è vero che noi siamo a meno della metà (55,9), c’ è anche chi, come la moderna Germania, prima economia del Vecchio continente, ci batte (54,9).
Altrettanto falsa è l’ idea che l’ Italia sia un Paese di trogloditi dove si preferisce il baratto ai moderni sistemi di pagamento. Nel nostro Paese nel 2018 c’ erano in circolazione 28,3 milioni di carte di credito (contro i 23,4 milioni del 2017), che hanno totalizzato oltre un miliardo di operazioni per circa 80,3 miliardi (65,8 miliardi nel 2017). I bancomat, invece, erano 56,3 milioni (dai 54,1 del 2017). E secondo i dati diffusi ieri dall’ Osservatorio Carte di credito e Digital payments, realizzato da Assofin, Nomisma e Ipsos con la collaborazione di Crif, il complesso dei pagamenti elettronici è aumentato del 6,8%.
Insomma, anche senza i premi e le punizioni di Conte, l’ Italia, magari senza correre troppo, sta andando con decisione verso il digitale. A trainare sono, ovviamente, i giovani. Nativi digitali, abituati a memorizzare codici e procedure, ad adattarsi alle nuove e sempre più complicate misure di sicurezza, verifiche, controverifiche, impronte digitali, riconoscimenti facciali. Per loro muoversi tra pc, telefoni e carte è un gioco da ragazzi. E non avranno grandi problemi (se non quelli relativi alla mancata libertà di usare il mezzo che si preferisce) a sfruttare le novità che la tecnologia sforna a ciclo continuo.
diavolerie Ma gli anziani? Qualche anno fa (dal 2012) l’ obbligo di pagamento elettronico della pensione sopra i mille euro ha costretto molti di loro a dotarsi di un conto corrente. Per la gioia degli istituti, che avevano promesso prodotti a costo zero, ma fanno ancora pagare canoni e commissioni. Delle nuove diavolerie digitali, delle banche on line e dei pagamenti elettronici, però, chi ha superato una certa età non vuole saperne. Un po’ per abitudine, un po’ per l’ evidente e difficoltà a gestire i nuovi strumenti.

I numeri di Bankitalia parlano chiaro. La fascia di età più elevata, relativa agli over 65, ha effettuato in media il più alto numero di transazioni pro-capite, utilizzando il contante nell’ 85,4% dei casi e le carte per il 13,5%. Tra gli strumenti alternativi si usano ancora molto gli assegni.
Saranno loro ad essere colpiti dalle nuove norme, a fare le spese di un’ operazione che avrà effetti assai limitati sul contrasto all’ evasione (il pagamento medio delle transazioni in contanti è di circa 15 euro), ma potrebbe rendere non solo più complicato, ma anche più costoso anche andarsi a prendere un caffè al bar.

Già perché le carte di credito le banche ancora non le regalano.
Il bello, anche pensando alle possibili ricadute elettorali, è che non si tratta di una minoranza, ma di una parte della popolazione consistente e in continua crescita. A gennaio 2019 gli ultrasessantenni erano 13,8 milioni, il 22,8% degli italiani. Nel 2050 saranno 20 milioni, circa un terzo del totale. Bastonarli di continuo non sembra una buona idea da qualunque punto la si guardi.

Fonte: https://www.liberoquotidiano.it/

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