• 12 Aprile 2021
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Scuola a distanza, la prof e la benda per interrogare. Gli studenti: ora basta

Scuola a distanza, la prof e la benda per interrogare. Gli studenti: ora basta

Polemica a Verona. Quindicenne costretta a coprirsi gli occhi. Il preside valuta provvedimenti. “Mi sono sentita a disagio, come se mi stessero accusando di imbrogliare”.
VERONA – Troppo brava per essere vero, troppo preparata per essere creduta. “Prenda una sciarpa e si bendi, voglio vedere se ha studiato davvero”. Una studentessa quindicenne di un liceo di Verona si è sentita fare questa richiesta dalla professoressa di Tedesco durante l’interrogazione. Mestamente ha accettato, nonostante la vergogna e l’umiliazione per il fatto di essere vista da tutti i compagni di classe collegati in quel momento. Storie di Dad, l’ormai famigerata Didattica a distanza.
Lo scorso mese di ottobre un caso analogo era stato segnalato in un liceo di Scafati, vicino a Salerno. Sette mesi dopo e 720 chilometri più a nord, ecco una nuova interrogazione orale bendata. Stavolta però gli studenti sono decisi ad andare fino in fondo: hanno già parlato con il dirigente scolastico e chiedono provvedimenti definendo la richiesta “repressiva e violenta”.

Giovedì mattina, dunque: giro di interrogazioni orali in Lingua e Letteratura tedesca nella seconda classe di questo liceo. Una studentessa inizia in modo brillante e questo, dopo poche battute, fa insospettire la prof. Dopo un anno di Didattica a distanza i docenti hanno aumentato in modo considerevole i sospetti sui trucchi usati da qualche studente: dal libro posizionato sulla scrivania fuori dal campo visivo della telecamera, ai bigliettini appesi intorno al monitor, ai post-it appiccicati alle pareti di casa, per finire con le diavolerie più tecnologiche. È probabilmente a causa di questi dubbi che la professoressa, a un certo punto, ha chiesto alla ragazza di coprirsi gli occhi. Gelo nell’aula virtuale. Rifiutare avrebbe significato far terminare anzitempo l’interrogazione e, probabilmente, anche con un voto insufficiente. “Mi sono sentita a disagio, come se mi stessero accusando di imbrogliare”, ha detto la giovane parlando con i rappresentanti d’istituto e con gli esponenti della Rete degli studenti medi veronesi.
“Già è un momento difficile, non capiamo come si possa pensare di umiliare in questo modo i ragazzi”, dice Camilla Velotta, responsabile locale della Rete. I compagni di classe, collegati con la piattaforma Teams, hanno fotografato la schermata. E quell’immagine è finita anche nelle chat dei genitori, suscitando uno sdegno unanime. “Il nostro appello è di denunciare tutti i professori che fanno simili richieste: noi ci siamo, ci occuperemo delle vertenze”, avvisa Lorenzo Baronti, rappresentante d’istituto.
La registrazione della lezione potrebbe arrivare fino all’Ufficio scolastico regionale, cui competono i provvedimenti disciplinari nei confronti degli insegnanti delle scuole del territorio. “È inaccettabile che sulla scorta dell’emergenza vengano calpestati i diritti”, protesta la Rete degli studenti medi, che il 7 aprile scorso ha organizzato uno sciopero per denunciare tutti i limiti della Didattica a distanza. L’interrogazione con gli occhi bendati è sicuramente uno di questi.
Fonte: La Repubblica.it

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