Quattro sconfitte nelle ultime sette gare in volata finale ma soprattutto un solo gol segnato nelle ultime cinque sono i numeri che descrivono e narrano la primavera del Milan. Adesso sì, forse seriamente in crisi. Ha messo fieno in cascina per arrivare a tre dalla fine comunque tra le prime quattro, durante il lungo inverno; ma adesso, forse, la Champions torna a rischio. Quantomeno in discussione. Perché se domani sera la Roma dovesse battere la Fiorentina, a quel punto i giallorossi di Gasperini salirebbero a tre sole lunghezze di distacco dai rossoneri, nonostante gli scontri diretti favoriscano comunque Allegri in caso di arrivo a pari punti.
Ma il risultato più clamoroso della giornata, fin qui, diventa il successo netto del Sassuolo sul Milan: 2-0 mai in discussione, senza diritto di replica. Apre Berardi e raddoppia Laurenté, i due assi e bocche da fuoco di Grosso, che trova la vittoria più prestigiosa del suo finale di stagione e consacra anche a livello mediatico quel buon operato che a giugno a questo punto potrebbe valergli la chiamata della Fiorentina.
Una gara, quella di oggi nel bollente pomeriggio del Mapei, francamente condizionata dalla strampalata ingenuità di Tomori che dopo nemmeno 25 minuti lascia i rossoneri in inferiorità numerica per doppio giallo. Una montagna da scalare da quel momento in poi, impossibile sotto il caldo bollente: Allegri cambia le carte ma il risultato non cambia, l’espressione di gioco latita e Pavlovic diventa l’unico a salvar la faccia in un pomeriggio tecnicamente desolante. Adesso non si scherza più, serve invertire immediatamente la rotta e trovar nelle ultime tre quei punticini che consentano ai rossoneri di raggiungere l’obiettivo: soltanto a fine sarà tempo di proclami e bilanci.


