L’infallibile macchina non ha potuto sbagliare, nemmeno questa volta. E tanto per cambiare ha rispettato i pronostici. Forse la gara più attesa del percorso, per i valori e la storia dell’avversario da battere, in questo caso. Jannik Sinner ha battuto Andrea Pellegrino, ha vinto il derby azzurro in due set a zero, ma l’Italia stavolta si ferma per applaudire la favola più bella di questi Internazionali.
Il 29enne pugliese ha scritto storia ed ha ispirato, non soltanto nello sport ma pur nella vita. Perché in questa settimana ha spiegato che non è mai tardi per inseguire e coronare i propri sogni, quelli di afferrar la gloria o viversela in prima persona. Arrivare dalle prequalificazioni da 155° al mondo a sfidare il più forte in circolazione come Jannik N1, non è qualcosa che succede tutti i giorni. Anzi, probabilmente soltanto settimana scorsa rappresentava fantascienza, in casa Pellegrino. Invece dopo aver fatto fuori Fils e Tiafoe è arrivato a giocarsi un derby nell’appuntamento più importante, un Masters 1000 ed a casa propria, a Roma, agli Internazionali. Fuori a testa altissima, per un percorso che adesso può davvero cambiar una carriera. Deve esser un punto di partenza, quell’abbraccio di Sinner e quegli applausi scroscianti del popolo di Roma.
Su Sinner che dire, anche oggi dominio ed amministrazione: 6-2 e 6-3 che significano 19° derby azzurro consecutivo ma soprattutto 31° successo di fila nei Masters 1000, numeri da storia, che gli consentono di pareggiare il record di Djokovic. Giovedì scavalcabile, tra l’altro: quarti in cassaforte, c’è presumibilmente Rublev. L’obiettivo è sempre lo stesso: annettere pure Roma al suo di per sé già straripante palmares, centrando il sesto Masters 1000 consecutivo, il quinto dell’anno. Qualcosa di extraterrestre.


