• 28 Febbraio 2022
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É ora… di smetterla!

É ora… di smetterla!

Assistiamo, con crescente preoccupazione, ad un progressivo allontanamento dei cittadini dalla politica, intesa ormai come una questione tra addetti ai lavori, che non fa mai gli interessi generali, né agisce a favore dei cittadini.
Ognuno può analizzare i dati dell’astensionismo, cito due esempi significativi: per le ultime votazioni del Sindaco di Roma, il 49% degli elettori non ha votato; per l’elezione suppletiva del seggio senatoriale, sempre a Roma, si sono recati ai seggi l’11% degli aventi diritto. Sono numeri che dovrebbero fare riflettere e suscitare apprensione, soprattutto per la tenuta democratica di un Paese da tempo sotto attacco di provvedimenti che, al netto di polemiche sterili, hanno oggettivamente affievolito i principi di libertà individuale e collettiva, rendendo la Costituzione Italiana un libro dei sogni che chiunque può trasformare in incubi.
Recentemente, anche in diretta televisiva, ho affermato che gli ultimi anni saranno in futuro giudicati dalla storia, ma che, in tempi più contratti, essi e i loro protagonisti non potranno esimersi dal vaglio della Magistratura. Nell’attesa, credo che sia indispensabile occuparsi di situazioni più contingenti, alla nostra portata e di sicura urgenza.
A seguito della caduta, nel dicembre 2021, dell’amministrazione municipale, Viterbo è priva di una compagine comunale scelta dai cittadini, così come previsto per Legge. L’opera, pur meritoria, del Commissario Prefettizio, ha in sé i limiti della contratta durata temporale e l’inopportunità di travalicare l’amministrazione ordinaria. Ne discende che scelte importanti per il futuro della nostra città andranno prese entro poche settimane.
Credo sia indiscutibile che i contenuti non possano essere sostituiti con gli artifizi comunicativi che vediamo imperversare, similmente, l’impegno istituzionale non può essere surrogato da una sorta di format dei “nuovi dilettanti allo sbaraglio” e, parafrasando il titolo, certamente è ora di smetterla di prendere in giro i cittadini con slogan, fantasticherie e modi di fare che farebbero impallidire anche Cetto Laqualunque.
Prima di tutto occorre chiarire che la precedente amministrazione è caduta per volontà dei protagonisti di essa e quindi sarebbe opportuno spiegare, in maniera piana, i motivi di tale decisione, che non può essere uno scaricabarile reciproco tra Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale. Si abbia la correttezza di comunicarlo ai cittadini, dicendo loro cosa ha provocato il corto circuito istituzionale e di chi le eventuali responsabilità, diversamente essi non concederanno ancora la loro fiducia, correndo il rischio concreto che, nell’ansia di cambiamento, insieme all’acqua sporca, venga gettato anche il bambino.
Subito dopo, occorre motivare perché l’idea di un governo cittadino di centrodestra, sia e rimanga, la migliore opzione, rammentando che la sinistra, a livello locale, nazionale e internazionale, ovunque ha governato, non ha mai prodotto risultati positivi, né generato benessere economico collettivo. Tuttavia, la proposta non può limitarsi a denigrare gli altri e stigmatizzarne i difetti, è indispensabile assumersi impegni precisi, dire cosa si vuole fare, con chi, come, in quanto tempo. Neanche la professione di civismo, fine a sé stessa, è condizione bastevole per legittimare il consenso. Infatti, anche una lista civica deve premettere quali siano i fondamenti ideologici con i quali vorrebbe governare, poiché la semplice promessa di buongoverno è un presupposto necessario ma non sufficiente per chiedere il consenso.
Parliamo di un’amministrazione comunale, con un bilancio definito e poteri ben perimetrati, andare oltre tali limiti significherebbe o essere tecnicamente ignoranti o continuare ad abusare della pazienza dei cittadini, sempre più sfiduciati. Gli amministratori di una città dovrebbero gestirla con la cura del buon padre di famiglia, tenendo conto che i beni loro affidati sono dei cittadini, che sarebbe auspicabile lasciare la città a chi succederà loro, se non in condizioni migliori, certo non peggiori.
Concetti come bilanci in pareggio o divieto di pagare debiti con alienazioni, non sono mere elucubrazioni, bensì precise norme del Regolamento di Ragioneria Generale dello Stato. Pulire la città, asfaltare le sue strade, impedire ai cinghiali di scorrazzare indisturbati, non possono essere programmi elettorali seri, al più il minimo sindacale di qualsivoglia amministrazione e certo non c’è bisogno di indire consultazioni per saperlo. La sicurezza, spesso sbandierata come mero slogan, a livello provinciale, è competenza del Comitato Provinciale di Ordine e Sicurezza Pubblica, di cui il Sindaco del capoluogo è solo uno dei partecipanti, ma certamente spetta a lui coordinare i Vigili Urbani al piano di prevenzione, smettendo, per esempio, di considerarli solo degli utili gabellieri adibiti, con le multe inflitte a cittadini sempre più tartassati, a sostenere un bilancio insufficiente.
Compete al Sindaco scegliere se destinare fondi pubblici a disseminare la città di telecamere, spesso inutili, o garantire la pulizia, l’illuminazione e la vigilanza. Se sperperare ulteriore denaro pubblico per nuove infrastrutture quando non si hanno fondi per manutenzionare quelle esistenti, delle quali vediamo il deterioramento progressivo. Se assistere disinteressati al degrado delle periferie o pretendere che esse siano assegnate a specifici amministratori che ne relazionino la situazione in tempo reale, coordinandosi con squadre d’intervento rapido e multicompetenti. Certo, essi sarebbero costretti a lasciare comodi uffici, ma avrebbero la gratitudine di tutti i cittadini, non solo dei loro elettori.
Sempre il primo cittadino dovrebbe scegliere se il centro storico è un inutile orpello, la cui conservazione rimane affidata a improbabili raccolte fondi o sia invece il biglietto da visita della città, con cui presentarsi ai propri amministrati, ai turisti e ad auspicabili investitori.
Non è difficile capire che il turismo è una fonte economica importante, sempre che esso non sia mordi e fuggi e si comprenda che Viterbo ha una storiografia differenziata tra il periodo etrusco, medioevale, rinascimentale e papalino.
L’aeroporto è un obiettivo importante, ma rammentando che quello esistente è limitrofo alla cinta urbana e quindi bene a aerotaxi e trasporti di terzo livello (risolvendo i vincoli posti dall’essere una zona di addestramento militare), non certo ipotizzare grossi aerei che comporterebbero inquinamento ambientale, acustico e una gestione di passeggeri difficoltosa considerando le attuali strutture di accoglienza e di deflusso, che ovviamente possono essere implementate e migliorate.
Ulteriori centri commerciali o ipermercati, a danno del tessuto commerciale storico e dell’agricoltura di prossimità e di eccellenza, sarebbero solo dannosi autogol inflitti al futuro stesso della città.
Infine, valorizzare un patrimonio culturale come il Sodalizio dei facchini di Santa Rosa, cessando di considerarli dei fastidiosi competitor nella considerazione dei cittadini, mi sembra importante. Invece di vuote chiacchiere, si potrebbe valutare la creazione di una delega assessorile  permanente, armonizzandola alla normativa del DLGS 42/2004 e ai suoi emendamenti, specifici per i trasporti dinamici delle macchine da spalla. In sostanza, fare in modo che il trasporto venga effettuato in sicurezza e adeguatamente pubblicizzato, trasformandolo in ulteriore volano economico cittadino. La sinergia tra il sodalizio e la città è un comune destino che ritengo debba essere organizzato correttamente e messo a sistema. Di sicuro, occorre superare in chiave razionale, che i rapporti vengano promossi dalla buona volontà di facchini intraprendenti e dalla condiscendenza del politico di turno.
Come si può vedere, nulla di complicato o riservato a scienziati della politica, solo minimale buon senso. Metterci la faccia, dire la verità, promettere ciò che si può mantenere, avere a cuore Viterbo come la propria casa, immaginare come vogliamo lasciarla a chi verrà dopo di noi, ipotizzare una ricostruzione concreta, solo così potremo riavvicinare i cittadini alla cosa pubblica. Tutto questo non può e non deve essere sostituito con improbabili abbigliamenti, tacchi alla Crudelia Demon o sedute scomposte sui tavoli, queste derive comportamentali non rendono simpatici o più vicini ai cittadini e insieme al fondamentale resto sopra esposto, contribuiscono a rendere dubbio il futuro in chiave democratica delle Istituzioni.
Dott. Raffaello Federighi

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