L’Istat ha confermato che il deficit pubblico italiano nel 2025 si è attestato al 3,1% del Pil, superando di poco la soglia del 3% prevista dalle regole europee di bilancio. Il dato, in linea con le stime precedenti, mantiene l’Italia sotto la procedura di infrazione avviata dall’Unione Europea per il mancato rispetto dei parametri di Maastricht.
Istat: deficit al 3,1%, debito stabile
Secondo l’Istituto nazionale di statistica, il rapporto tra disavanzo pubblico e prodotto interno lordo ha raggiunto il 3,1%, un valore che riflette sia le scelte di spesa degli ultimi esercizi sia l’andamento dell’economia reale. Il debito pubblico, invece, resta sostanzialmente stabile in rapporto al Pil, grazie anche alla crescita nominale del denominatore e alla gestione del rimborso delle scadenze.
La procedura di infrazione Ue
La conferma del dato riaccende i riflettori sulla procedura di infrazione aperta contro l’Italia dalla Commissione europea. Bruxelles ha già avviato un iter formale per valutare il mancato rispetto delle regole di bilancio, che potrebbero portare a richieste di correzione e, in casi estremi, a sanzioni. L’attenzione dell’Ue è particolarmente alta sui Paesi con elevato debito pubblico e margini di manovra limitati, come appunto l’Italia.
Giorgetti: “Prendiamo atto con rammarico”
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha commentato i dati dichiarando: “Prendiamo atto con rammarico”. Una frase che lascia trasparire la consapevolezza delle difficoltà nel rispettare i vincoli europei senza compromettere la tenuta sociale ed economica del Paese. Il governo si trova ora a dover bilanciare la necessità di consolidamento dei conti pubblici con le pressioni per investimenti, sostegni e misure di politica economica.
Le prossime mosse del governo
Nei prossimi mesi l’esecutivo dovrà presentare all’Ue un piano di aggiustamento credibile, capace di ridurre progressivamente il deficit senza frenare la crescita. Tra le opzioni sul tavolo ci sono razionalizzazioni della spesa, interventi sull’efficienza della pubblica amministrazione e possibili modifiche fiscali. Allo stesso tempo, Roma cercherà di negoziare con Bruxelles tempi e modi della correzione, puntando a evitare misure troppo restrittive in una fase economica ancora fragile.

