Tutti sotto assedio, nessuno escluso. Pure Luciano Spalletti, l’allenatore che resta sempre il volto iconico ed espressivo, in questi casi. Chi è responsabile agli occhi di stampa, opinione pubblica e soprattutto tifoseria. Forse qualcosina aveva snasato, il buon tecnico toscano, nelle ultime settimane. Qualche singhiozzo, qualche mezzo passo falso, qualche passo effettivamente a vuoto. D’altronde, la preparazione estiva non è stata la sua.
Ma la sconfitta interna con la Fiorentina, nel momento decisivo e negli ultimi giri di lancette in corsa Champions, è stata pesantissima. Quando tutto l’ambiente bianconero grazie all’avvento di Spalletti, fresco di rinnovo, sentiva d’aver ormai anche quest’anno in pugno l’obiettivo minimo, è forse definitivamente sfumato in un batter d’occhio anche questo. La squadra ha dimostrato poca personalità, così come evidenti limiti tecnici. Due problemi su cui ci sarà un’estate per lavorare perché nonostante tutto, il prossimo futuro bianconero che molto probabilmente sarà Europa League spira ancora Spalletti.
Che in settimana incontrerà la proprietà. Una proprietà che dal passaggio ad Elkann ha scelto una dirigenza fin qui deludente: tante, tante scelte sbagliate, evidentemente. Comolli e Modesto, scelte transalpine, confermanti inizialmente Tudor e consegnanti lui una squadra non all’altezza delle dirette concorrenti. La squadra non è stata all’altezza, malgrado Spalletti: ieri la doccia gelata. E quindi costestazione, in un clima diventato incandescente: alla Juve, si sa, non puoi sbagliare. E finir fuori dalla Champions rappresenta limite storico di questi anni. Il punto più basso. Basta una gara per trasformare un’atmosfera già di per sé bollente in un inferno: un tonfo che è figlio di quanto descritto, in soli 90 minuti. A questo punto, decisivi.


