Cos’è questa storia della statua a Stintino che ritrae una donna di conforto coreana (che ha fatto infuriare i giapponesi)

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Donne di conforto: da simbolo di memoria a oggetto di scontro la statua in memoria delle donne che furono costretta a prostituirsi

Comune di Stintino/Facebook

A Stintino, in Sardegna, una statua ha fatto arrabbiare l’ambasciata giapponese. Il motivo? Donata da una fondazione sudcoreana al Comune, rappresenta una delle migliaia di donne che furono costrette a prostituirsi con i soldati giapponesi durante la Seconda guerra mondiale. E no, evidentemente ai giapponesi non va di genio la targa che accompagna la scultura.

Eppure quella statua è dedicato a quelle che passarono alla storia come comfort women, da noi conosciute come “donne di conforto”: quelle quasi 200mila donne e ragazze che furno arruolate con la forza al solo scopo di soddisfare i bisogni sessuali dell’esercito imperiale giapponese.

Leggi anche: Donne di conforto: censurata in Giappone la mostra sulle donne costrette a lavorare nei bordelli

Una ferita ancora viva nonostante il Giappone abbia riconosciuto i propri crimini già nel 1992 e nonostante pochi anni fa abbia ammesso ufficialmente il coinvolgimento delle alte sfere militari nei campi di prostituzione, tanto che l’inaugurazione

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