Una favola assoluta. La dimostrazione che idee, visione ma soprattutto unità di intenti tra tutti i volti che dall’alto al team compongono una società, si può far calcio importante a qualsiasi latitudine. Anche a Catanzaro. Dove ieri sera se la saranno pur vista brutta, avranno pur sofferto fino all’ultimo respiro nella bolgia del Barbera, ma alla fine lacrime liberatore ed in mano le chiavi per il paradiso.
Palermo – Catanzaro, gara di ritorno della semifinale playoff di B, è finita solo 2-0. Solo perché il Palermo ne doveva far tre, per pareggiare l’andata. Così non è stato, e quindi urlo liberatorio giallorosso. Il Catanzaro vola in finale playoff ad affrontar quel Monza ad inizio anno additata da tutti come principale candidata al salto di categoria, avendo mantenuto blocco e ingaggi da Serie A e persino arricchito in corso d’opera con innesti come Cutrone la già potente rosa di Bianco.
Il miracolo di Catanzaro, oggi realtà più splendente del calcio calabrese viste le difficoltà di Reggina e Crotone, fa bene a tutta la regione. Un’altra in cui c’è passione infinita. E quel giallorosso ti entra dentro. Dall’ambizione di Noto alle idee del DS Polito, fino alla scelta d’Alberto Aquilani in panchina, semina di idee spallettiane; quindi calcio avvincente e carattere, un cocktail perfetto tra gioventù ed esperienza. I risultati hanno lasciato sbalordita l’intera categoria.
Adesso s’è una finale da giocare. Forse da sfavoriti, forse no. Ma sono ammessi voli pindarici, il bello è questo, sognare è l’essenza di calcio e sport, per una volta vecchie maniere. Sono i momenti più esaltanti degli ultimi decenni di storia giallorossa. Il Catanzaro se la giocherà, una città con le chiavi dell’Olimpico: fantascienza, soltanto tempo fa.


