Sono ore difficilissime per tutto il mondo del basket, così come per lo stesso Brasile. S’è spenta la più grande leggenda verdeoro di sempre, Oscar Schmidt. Che non ce l’ha fatta, alla fine ha perso la sua battaglia, la partita più dura, quella con un tumore al cervello che lo affliggeva oramai dal lontano 2011.
Se ne va a 68 anni, l’uomo dei record, l’uomo della storia. Longevità assoluta, dal debutto a 16 anni al Palmeiras al ritiro a 45 anni con la casacca del Flamengo. Ben cinque Olimpiadi, scandite da record. Quelle della sua fertilità realizzativa, media punti spaziale, per questo in patria soprannominato Mao Santa. Record di punti da professionista in carriera battuto pensate soltanto nel 2024 da Lebron James, tra l’altro.
Personaggio amatissimo anche in Italia, in cui ha scritto storia. Emblema degli anni novanta, per lui otto anni a Caserta e tre a Pavia, in cui divenne lo straniero più realizzativo con più punti all’attivo. Un record tuttora mai battuto: ben 13.957 punti.
Ha perso la sua più grande battaglia. Un avversario traumatico, quel tumore al cervello scoperto ormai nel lontano 2011. Doppia operazione, con quella del 2013, prima del ciclo di cure interrotto soltanto nel 2022, quando annunciò di sentirsi bene e finalmente, forse, guarito. Quel forse giocò un brutto scherzo, perché negli ultimi mesi il cancro è tornato a bussare. E stavolta fatale, non c’è stato niente da fare. Brasile in ginocchio, se n’è andato uno dei più grandi.


