• 22 Marzo 2022
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Aveva ragione Montagnier! Vaccini, lo studio scientifico che conferma le tesi del premio Nobel

Aveva ragione Montagnier! Vaccini, lo studio scientifico che conferma le tesi del premio Nobel

Può l’mRNA virale, contenuto nei vaccini Pfizer e Moderna, inserirsi nel DNA delle persone che si sono sottoposte alla vaccinazione? Secondo uno studio condotto in Svezia, presso il Dipartimento di Scienza Cliniche della Lund University di Malmö, la risposta sarebbe sì.

Già il titolo dell’articolo dovrebbe far saltare sulla sedia i sacerdoti della scienza nostrani:
“Intracellular Reverse Transcription of Pfizer BioNTech COVID-19 mRNA Vaccine BNT162b2 In Vitro in Human Liver Cell Line” che tradotto significa “Retrotrascrizione intracellulare di BNT162b2, vaccino COVID-19, Pfizer BioNTech a mRNA, in vitro in linee di cellule di fegato umano”.

Link all’Articolo

Nello studio svedese, è stato studiato l’effetto in vitro, del vaccino anti covid Pfizer/BioNTech, su una linea cellulare di fegato umano identificate con la sigla Huh7.
Gli scienziati hanno appurato che le cellule epatiche hanno assorbito il vaccino Pfizer/BioNTech in circa sei ore. Lo studio svedese ha soprattutto dimostrato, in vitro, l’azione genica del vaccino.
Si è infatti, constatato che esiste una trascrittasi inversa endogena delle cellule umane (LINEA -1) che trascrive l’RNA messaggero, introdotto con il vaccino Pfizer/BioNTech.
Almeno in vitro, l’mRNA del vaccino non si limiterebbe a essere “tradotto” per dare la proteina spike, così come assicurato dai produttori. 
Volendo approfondire, nello studio riportato nel link, le cellule Huh7 sono state esposte a BNT162b2 e successivamente è stato effettuato il test PCR quantitativo, sull’RNA estratto dalle cellule epatiche inoculate.
Sono stati rilevati elevati livelli di BNT162b2 nelle cellule epatiche Huh7 (quindi le cellule epatiche hanno “incorporato” l’mRNA del vaccino).
Sono stati rilevati cambiamenti nell’espressione genica dell’elemento nucleare LINE-1 (long interspersed nuclear element-1). In parole povere, è stato più “letto” il frammento di DNA che viene utilizzato come stampo per la sintesi della trascrittasi.
L’Immunoistochimica su cellule Huh7 trattate con BNT162b2, ha indicato un aumento della distribuzione di LINE-1, la trascrittasi inversa nel nucleo, cioè l’enzima che retro-trascrive l’RNA contenuto nel vaccino.
La PCR su DNA genomico di cellule Huh7 esposte a BNT162b2 ha amplificato la sequenza di DNA unica per BNT162b2, cioè quella “copiata” (retro-trascritta) dall’RNA.

Per capire meglio la valenza rivoluzionaria dello studio, dobbiamo fare un passo indietro al 1958, quando il premio Nobel Francis Crick (scopritore insieme a James D. Watson e Maurice Wilkins, della struttura a doppia elica del DNA) formulò Il dogma centrale della biologia molecolare.
Secondo tale dogma, in biologia molecolare, il flusso dell’informazione genetica è preciso e monodirezionale: il DNA veniva trascritto in RNA e quest’ultimo era “tradotto” in proteine che sono gli “operai” del nostro intero metabolismo. Un percorso inverso non sarebbe stato possibile
Allo stato attuale, il “dogma centrale” può quindi essere considerato come una rassegna dei principali meccanismi alla base dell’espressione genica, in quanto nel tempo sono stati scoperti altri meccanismi biologici che espandono la descrizione iniziale.
Uno di questi “Aggiornamenti del “dogma” può essere considerato la retrotrascrizione dei retrovirus a RNA, quali appunto l’HIV e il COVID 19.
retrovirus conservano infatti, la propria informazione genetica sotto forma di RNA e riescono a moltiplicarsi nell’ospite infettato (in questo caso uomo), attraverso la replicazione che prevede la retrotrascrizione (o trascrizione inversa) da parte di particolari enzimi,  dell’RNA virale in DNA,  il quale andrà poi a integrarsi nel genoma (insieme di geni contenenti informazioni genetiche) dell’ospite.
L’enzima responsabile della sintesi (retrotrascrizione) di  una molecola di DNA a partire da RNA  è chiamato trascrittasi inversa e deve il nome proprio al fatto che è in grado di compiere il passaggio inverso rispetto agli altri enzimi responsabili della trascrizione.
La retrotrascrizione però non è ristretta solo ai virus. Gli scienziati infatti hanno individuato sequenze di DNA, dette retrotrasposoni, che si replicano attraverso una retrotrascrizione dell’RNA. 
Una di queste trascrittasi inverse è appunto quella identificata nello studio in questione.
Tutte queste scoperte hanno portato a rivedere il dogma del ’58, per cui oggi si tende a considerare ancora valida una forma del dogma centrale che prevede il passaggio dell’informazione genetica in modo unidirezionale, dagli acidi nucleici alle proteine.
Nel caso dei vaccini a mRNA si è invece dato per scontato che la retrotrascrizione dell’RNA fosse molto improbabile se non addirittura impossibile. Si è preso quindi per buono il “dogma” del 1958 e si è dato per scontato che l’RNA messaggero non potesse essere retrotrascritto in DNA e di conseguenza, non potesse inserirsi nel genoma umano.
Questo “dogma” però è stato smentito dallo studio svedese sulle cellule epatiche umane che, contrariamente a quanto asserito finora, sono dotate di una trascrittasi inversa (Il retrotrasposone autonomo umano LINE-1) e quindi riescono a retro-trascrivere l’mRNA del vaccino Pfizer BioNTech, in DNA.
Purtroppo, data la gravità della pandemia e l’urgenza di avere a disposizione vaccini per combattere il coronavirus che aveva messo in ginocchio il mondo, i vaccini contro il covid 19 sono stati messi in commercio in Emergenza, senza essere sottoposti a prove di genotossicità (oltre che di tossicità a medio e lungo termine).
Ancora oggi, sui siti istituzionali, si legge che i vaccini Moderna e Pfizer/BioNTech sono sicuri perché l’mRNA somministrato con la vaccinazione non può penetrare nel nucleo cellulare e da qui innestarsi nel patrimonio genetico umano (DNA/geni). Tale supposizione ha anche appoggiato scientificamente le campagne di vaccinazione di massa, fornendo anche i presupposti di “innocuità” necessari per l’imposizione dell’obbligo vaccinale.
Oggi, anche alla luce di queste nuove e preoccupanti acquisizioni, è giusto porsi delle domande sulla sicurezza di questi vaccini genici? È forse giunto il tempo di avviare studi scientifici indipendenti, sia sull’efficacia che la sicurezza di questi nuovi vaccini? È giusto usare il principio della precauzione per tutti e soprattutto nelle fasce d’età pediatriche e giovanili (sotto i 40 anni) che sono quelle meno esposte agli effetti gravi della malattia da covid 19?
Fonte: Il Paragone.it

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