Speranza ha messo in lockdown pure il protocollo per le cure a casa

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Scavalcando Pierpaolo Sileri e il Senato e snobbando i medici che raccolgono prove da un anno, il ministro affida a Gianni Rezza il compito di stilare nuove linee guida per le terapie domiciliari. E le tiene bloccate dal 30 marzo.
Il grande mistero è: per quale motivo Roberto Speranza sta ostacolando in ogni modo le cure domiciliari per il Covid? Ne esistono varie, a cui si sono dedicati luminari come Luigi Cavanna o Andrea Mangiagalli. Eppure manca ancora un protocollo nazionale che permetta a tutti i medici italiani di utilizzarle a dovere. E perché manca? Perché il ministro della Salute si ostina a tenerlo fermo, con ogni mezzo necessario.
Attualmente le linee guida dell’Aifa prevedono, per i pazienti Covid ai primi sintomi, «paracetamolo e vigile attesa». Questo nonostante Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia del farmaco, abbia detto che la tachipirina è inutile e persino dannosa. Contro queste linee guida ha fatto ricorso al Tar il Comitato cura domiciliare guidato dall’avvocato Erich Grimaldi, che da oltre un anno raccoglie sul territorio esperienze, dati e contribuiti di medici anche molto autorevoli. Il tribunale amministrativo ha dato ragione a Grimaldi e ai suoi, e ha bloccato le linee guida di Aifa. Ma il ministero, incredibilmente, ha impugnato la decisione di fronte al Consiglio di Stato. Quest’ultimo ha preso un decisione strana: ha stabilito che le linee guida di Aifa, benché sbagliate, devono restare in vigore: meglio indicazioni scorrette che nessuna indicazione. Già questa vicenda lascia esterrefatti. Ma c’è dell’altro.
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Dopo mesi e mesi di attesa, venerdì il Comitato di Grimaldi ha partecipato a un incontro con Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Al tavolo erano presenti fior di professionisti: Matteo Bassetti, Giuseppe Remuzzi, il già citato Cavanna. La riunione avrebbe dovuto costituire il primo passo per la creazione di un protocollo domiciliare valido. Eppure fin da subito si è capito che qualcosa non tornava. Bassetti ha fatto sapere a Grimaldi di non aver ricevuto incarichi ufficiali per la compilazione di un protocollo. Nel giro di poche ore, si è scoperta la beffa. «Ieri ho parlato a lungo con Pierpaolo Sileri», dice Grimaldi alla Verità. «E mi ha detto che un protocollo sulle cure domiciliari lo sta già facendo il ministero. Speranza all’insaputa di tutti ha dato incarico al dipartimento Prevenzione di Gianni Rezza di approntare un testo. La bozza è stata prodotta il 30 marzo, ma Sileri l’ha ricevuta soltanto all’inizio di questa settimana». In buona sostanza, il ministro ha tagliato completamente fuori dai lavori il Comitato cure domiciliari. Il problema è che così facendo taglia fuori anche tutte le evidenze raccolte sul campo da un migliaio di medici italiani e da illustri ricercatori i cui rimedi sono riusciti a ridurre le ospedalizzazioni fino al 90%. Speranza ha scavalcato Sileri, ma ha ignorato pure una mozione del Senato votata all’unanimità, la quale impegnava il governo a formulare un protocollo proprio tenendo conto delle esperienze territoriali. Di questo, in Parlamento, chiederà conto la Lega (che si era molto spesa affinché il Comitato fosse ascoltato) nei prossimi giorni. Intanto, però, tocca fare i conti con una serie di questioni che toccano tutti gli italiani.

1 Fior di esperti sostengono che la tachipirina non serva o, peggio, sia dannosa nel trattamento precoce del virus. Ma allora perché le linee di guida di Aifa che la prevedono sono ancora in vigore? Non pensano, al ministero, che questo potrebbe influenzare negativamente il lavoro dei medici di base?
2 A prevedere la tachipirina, a quanto risulta, non sono solo le linee guida di Aifa, ma pure il protocollo a cui sta lavorando in totale solitudine il ministero. Di nuovo: qual è la ragione di tale scelta?
3 Se, su ordine di Speranza, il ministero ha prodotto un protocollo sulle cure domiciliari già il 30 marzo, per quale motivo non lo ha ancora approvato? Perché continua ad aspettare? Sappiamo che le cure domiciliari possono salvare vite e ridurre la pressione sugli ospedali, però a Roma tentennano. Non è surreale?
4 Infine: perché il ministero ha deciso di ignorare il lavoro di Cavanna e altri studiosi titolati? Se costoro hanno ottenuto risultati positivi, perché diamine non si può tenerne conto? Sono le ennesime domande senza risposta che si accumulano sulla scrivania di Roberto Speranza, ministro della Chiusura. Gli abbiamo sentito dire tante volte che «la casa deve essere il primo luogo di cura». Bene: qualcuno che vuol curare i pazienti a domicilio esiste, e sa come agire. Però Speranza, invece di ascoltarlo, preferisce prenderlo in giro.
Fonte La Verità.info

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