Juventus, la crescita dei costi “precisa scelta aziendale”. I troppi “non ricordo” dei consulenti

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Dalle carte dell’inchiesta della Procura di Torino sui conti della Juventus sta emergendo che la crescita dei costi – in particolare, degli acquisiti e degli stipendi dei calciatori tesserati – non è stata casuale ma una ben precisa scelta “aziendale” tanto che, parlando con il presidente Andrea Agnelli, l’attuale direttore sportivo Federico Cherubini (non indagato) afferma: “il progetto che è stato fatto quando abbiamo cercato di alzare il livello da Higuain […] era legato al fatto mi ricordo le valutazioni abbiamo una rosa della prima squadra che sta tendendo ad invecchiare: o facciamo un all in due/tre anni oppure questa rosa non reggerà […]”.

Proprio il concetto dell’all-in è ripetuto anche da Stefano Cerrato nell’ambito di due conversazioni consecutive avute con Cesare Gabasio e Roberto Spada (non indagato), rispettivamente General Counsel & Chief Legal Officer e presidente del collegio sindacale di Juventus F.C. (nominato in data 29.10.2021).

La crescita dei costi della Juve “precisa scelta aziendale”

Lo stesso Cerrato afferma, poi, che sono stati assunti “dei rischi economici in un momento sfortunato” in quanto “[…] noi abbiamo fatto grossissimi investimenti, bilanci in utile fino al 2018, performance sportive eccellenti, poi nella 18/19 è stato fatto un all in con Ronaldo, De Ligt e così via e subito dopo è arrivato il Covid, quindi c’è stata una situazione che si son presi oggettivamente dei rischi”.

L’aumento di capitale non sufficiente: ci voleva da 650 milioni

Ma c’è dell’altro.  Sempre dalle carte dell’inchiesta della Procura di Torino sui conti della Juventus emerge anche che l’aumento di capitale del club bianconero si palesa comunque, già prima di essere perfezionato, non sufficiente. Come affermato da Maurizio Arrivabene.

E, infatti, nel corso di una conversazione con Stefano Cerrato quest’ultimo riferisce all’amministratore delegato della Juventus: ”ci

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