C’è stato tanto, comunque. Seppur una delle storie che ha appassionato mezzo Vecchio Continente stavolta non si sia conclusa col lieto fine. Nessuna caduta dei giganti, la Scozia deve aspettare ancora. Davide, stavolta, non ha battuto Golia. All’ultima curva, Golia ha saputo sorpassare, nel modo più letale e scenografico su tutti.
Alla fine anche la Scottish Premier League 2025/26 resta a Glasgow. E resta, per esattezza, al Celtic Park. Si spegne proprio all’ultimo respiro un sogno durato una stagione, al termine di una cavalcata eroica, un’avventura cavalleresca, quella degli Hearts arrivati all’ultimo atto in trasferta un punto sopra i rivali strafavoriti. Celtic-Hearts, lo scontro diretto del calcio scozzese tra istituzione inseguitrice e matricola capolista, s’è chiuso 3-1.
Shankland porta persino avanti la capolista. Poi il pareggio, ma la gara si decide soltanto a due minuti dalla fine: ancora Maeda, ancora quel dna nipponico d’eredità Postecoglou a consegnare il gol più importante della stagione ai biancoverdi. Al 90+7, con gli Hearts col cuore stroncato all’assalto della disperazione, il Celtic riparte e chiude la gara con Osmand a rete sguarnita: è 3-1, è delirio, è titolo in cassaforte.
Si parla del 56° titolo della storia del Celtic. Un titolo che resta dunque a Glasgow, città capitale del calcio scozzese che non abdica nemmeno stavolta. Tra Celtic e Rangers, città calcisticamente egemonica. Poteva abdicare, 42 anni dopo, ma non è successo nemmeno stavolta. Per gli Hearts le lacrime più onorevoli e prestigiosi degli ultimi decenni di calcio scozzese: grazie a loro, anche la Scozia ha mostrato che se vuole sa narrare vicende calcistiche in grado di conquistare le copertine del Vecchio Continente.


