Non c’è stato nemmeno stavolta il tempo per esultare. Perché la pioggia, nemmeno poco fa, ha concesso tregua a Roma. Ma Re Sinner, più forte di tutto, è in finale. Domani l’appuntamento con la storia: un italiano può tornare a vincere gli Internazionali, cinquant’anni dopo, esattamente come Adriano Panatta.
Re Jannik più forte di tutto. Della stanchezza di ieri, di quel calo fisico e muscolare che gli ha appannato il secondo set; più forte di quell’acquazzone, che come nei film ha interrotto un match stanotte chiuso soltanto poco fa; più forte soprattutto di Medvedev, al terzo set sconfitto definitivamente 6-4. Sinner è in finale a Roma, come l’anno scorso, sperando stavolta di scrivere un finale differente.
Anche perché oggigiorno è tutt’altra musica. Non c’è Alcaraz, non torna più da mesi di inattività complice squalifica clostebol. S’è ripreso tutto e di più fin qui quest’anno Sinner, e con gli interessi. Tornato N1 al mondo, staccando e divorando come a Montecarlo lo spagnolo, ambisce pensate al sesto Masters 1000 consecutivo, il quinto dell’anno. Con questa finale raggiunta tra l’altro compie un altro tuffo nella storia, ormai qualcosa che accade un giorno sì e l’altro pure: pareggia Nadal e diventa il secondo di sempre ad aver giocato nello stesso anno la finale d’ogni torneo su terra battuta.
Terra rossa o cemento come al Sunshine Double, poco importa: nulla sembra arginare la potenza della macchina altoatesina. Domani c’è Ruud, avversario sempre insidioso, ma Roma non aspetta altro. Aspetta domani per incoronare il migliore, pronto ad annettere pure gli Internazionali al suo giovane ma già meravigliosamente straripante palmares. Domani si può fare la storia: appuntamento alle 17, presente anche il Presidente della Repubblica, sugli spalti del Centrale pure Sergio Mattarella.

