Il giorno più triste e desolante degli ultimi decenni di Fere. Nel calcio professionistico, di fatto, la Ternana non esiste più. Un contesto ormai pregiudicato e letteralmente precipitato già a metà aprile, quando vi raccontavamo dell’assemblea dei soci della famiglia Rizzo che aveva scelto la liquidazione volontaria ed era riuscita persino ad allontanare qualsiasi compratore, chiedendo indennizzo oltre l’accollarsi dei debiti per una cifra sui 30 milioni di euro.
Un mese dopo, nulla è cambiato. La FIGC ha evitato di stravolgere la classifica a poche settimane dalla fine del campionato di Serie C. Ha fatto finir la stagione ad eroici calciatori ormai sul lastrico: nonostante penalizzazione, accesso ai playoff. Ma al primo turno, niente da fare: ha vinto la Pianese. Per quella che sarà stata per chissà quanto tempo l’ultima partita nel calcio professionistico della storia della Ternana, dopo 29 anni.
Anni di gestione burrascosa. Dalla cessione di Bandecchi, oggi sindaco di Terni, nel 2023; fino al passaggio a Guida prima ed ai fratelli D’Alessandro poi; quindi la famiglia Rizzo, gestione forse più fatale. Oggi la deadline per partecipare all’asta del Tribunale di Terni, prevista domani, non ha presentato alcuna offerta vincolante. Pure l’ultima suggestione, la cordata formata da Splendori assieme a Sarandrea ed un terzo imprenditore, è sfumata: proprio l’ultimo imprenditore, ancora oscuro, si sarebbe tirato indietro e nel momento decisivo sparito nel nulla, irriperibile.
Sconforto e rabbia, non potrebbe esser altrimenti. La Ternana oggi è fallita: se nell’ultimo mese resistevano macerie, oggi spazzate via pure quelle. Sarà Serie D soltanto se riuscirà a comprarsi un titolo altrui, altrimenti si ripartirà dal puro dilettantismo: l’Eccellenza. Terzo fallimento in un secolo di storia, desolazione e lacrime amarissime.


