Scomparsa Beccalossi, venerdì i funerali nella sua Brescia. Tutta la commozione del mondo del calcio

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Un dolore collettivo quello che ha procurato la notizia con cui stamani il calcio italiano s’è svegliato. La scomparsa di Evaristo Beccalossi, uno dei trequartisti più amati, apprezzati, folkloristici ma storicamente straordinari. Volto iconico dell’Inter degli anni settanta ed ottanta, ma non solo: in fondo, amato ed apprezzato da chiunque, al di là di ogni colore o fede sportiva. Trequartista nell’animo, estroverso anche nella vita, memorabile la doppietta nel derby e lo Scudetto del 1980.

Nato e cresciuto anche calcisticamente nella sua Brescia, la camera ardente sarà esposta oggi e domani presso la Fondazione Poliambulanza della città lombarda. Sempre a Brescia, soprattutto, si terranno i funerali della compianta leggenda: l’appuntamento celebre e solenne è previsto per venerdì alle ore 13:45 presso la Chiesa Conversione di San Paolo.

E col passare delle ore sono tanti, tra club e volti rappresentativi, quelli che commossi ed addolorati hanno evidentemente voluto salutar mediaticamente per l’ultima volta Evaristo Beccalossi, con interventi e messaggi di grande emozione. A partire dal suo Brescia, che l’ha visto crescere, e l’ha voluto salutare così: “Union Brescia esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi. Figura emblematica del calcio italiano e autentica espressione della brescianità, Beccalossi ha incarnato una visione del gioco fatta di concretezza e, al tempo stesso, di straordinaria sensibilità artistica. Un equilibrio raro, capace di lasciare un segno indelebile dentro e fuori dal campo”. Infine, il pensiero rivolto alla famiglia e agli affetti più cari: “Alla famiglia e a tutti i suoi cari giungano le più sentite condoglianze da parte del Presidente Giuseppe Pasini e di tutto il Club”.

Non poteva chiaramente un lunghissimo post e comunicato della sua Inter, che commossa ed addolorata attraverso sentitissimi versi così sintetizzati esprime: “Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone. Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi. Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato ‘Driblossi’. L’arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi”.

Partecipe un altro capitoli della sua lunga carriera, la Sampdoria: “Calciatore di grande talento e dal sinistro delicato, voluto fortemente dal presidente Paolo Mantovani e dal suo ex allenatore nerazzurro Eugenio Bersellini, a Genova non ingranò. «La Samp resta un mio grande rimpianto», ammise egli stesso qualche anno fa durante una visita a Marassi. «Avevo entusiasmo, partii anche bene ma poi, per molti motivi, non riuscii ad esprimere il mio valore». Pur non incidendo in campionato, prima di passare al Monza, Beck entrò comunque nella storia e nelle simpatie dei tifosi doriani: con una doppietta alla Cavese (girone eliminatorio) e un sigillo con il Pisa (ottavi) partecipò infatti al cammino che portò in bacheca il primo trofeo di sempre: la Coppa Italia ’84/85”.

Anche la FIGC, tra gli ultimi incarichi del presidente uscente Gabriele Gravina, oltre ad annoverare le statistiche di qualcuno che il movimento del calcio italiano l’ha reso grande, l’ha voluto ricordare così: “Perdiamo una persona vera, un entusiasta del calcio e un riferimento per i giovani. Oltre ad essere stato un grande calciatore, nel suo ruolo di capodelegazione delle Nazionali giovanili azzurre ha contribuito alla crescita di tanti ragazzi, ai quali trasmetteva amore per il nostro sport”.

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