Ventidue anni dopo gli Invincibili. Vent’anni dopo quel fatal Parco dei Principi. L’Arsenal è lassù, in paradiso. Ed è pronto, comunque finirà, a vivere le settimane più straordinarie dei suoi ultimi due decenni di storia. Perché in meno di 24 ore, a cavallo tra lunedì e martedì sera, s’è ripreso il pieno destino Premier, sì, ma soprattutto la finale di Champions. Può rivivere il 2004 e riscrivere il 2006: adesso è tutto nelle sue mani.
Battuto 1-0 l’Atletico Madrid nella semifinale di ritorno di Champions League. Partita brutta, come aspettative: decide capitan Saka, come desiderato destino. Malissimo Colchoneros e Simeone, che escono senza crear problemi a quella difesa dei Gunners che si conferma muro e solidità, maestri dei piazzati, altro specchio manifesto di come negli anni abbiano eccome compiuto quel salto di qualità. La notte più bella dei 20 anni di Emirates, da quando lasciavano Highbury: North London Forever riecheggiante più forte che mai per tutta Londra.
Tra Leverkusen agli ottavi, Sporting ai quarti ed Atletico in semi un cammino francamente più da Europa League che da vera e propria Champions, segno tangibile che la parte spaziale del tabellone sia quell’altra; ma grandi meriti e conseguente scia della fase campionato, e l’Arsenal se la gode. Adesso tre partite per tornare sul trono d’Inghilterra, solo tre gare: pressione, sì, ma Guardiola alle spalle col mezzo passo falso di Liverpool.
La vita, in casa biancorossa, non è mai stata così eccitante. Anche perché in Europa non s’è mai vinto niente. Due finali d’EL perse, una finale di Champions persa: proprio nel 2006, contro il Barcellona di Ronaldinho al Parco dei Principi, come sussurrato in apertura d’articolo. Adesso l’obiettivo è sbloccarsi ed abbattere la maledizione con la coppa più importante, quella dalle Grandi Orecchie. L’appuntamento sarà sabato 30 maggio a Budapest, solo stasera però scopriremo contro chi: Bayern o PSG, sarà spettacolo pirotecnico.


