Altro che bello ed incompiuto. Mai frase così superficiale fu più sbagliata e nel giro di meno di dodici mesi, agli occhi dell’opinione popolare, completamente ribaltata. La rivincita di Francesco Farioli, a questo punto predestinato, e coraggioso.
Il Porto è tornato sul tetto del Portogallo. Campione in patria, con due giornata d’anticipo. Stagione fortissima, strepitosa, a sovvertire i pronostici dell’estate scorsa. Con meno risorse di Benfica e Sporting realtà Champions, ha saputo divorare Mou e le rivali, chiudendo a soli 37 anni davanti a tutti. Come? Con ritmo ed intensità, ma soprattutto con la difesa. Dragoni solidissimi, proprio il pane perfetto servito a chi già tacciava il buon Farioli come uno “bello ma che non balla”. Mancano due giornate al termine e si può entrar tra l’altro nella storia, del Porto e della Liga portoghese, se si superano i 91 punti di Conceicao.
Merito di un presidente lungimirante, Andre Villas Boas, che con acquisti mirati ha formato la squadra da consegnare al tecnico che ha saputo scegliere, contro tutto e tutti un anno fa. Quando Farioli, col suo Ajax, si faceva rimontare nove punti e perdeva l’Eredivisie col PSV. Ma era un’Ajax di giovani e senza risorse, aspetto stampa alla mano mai sottolineato. Già di per sé, fu quasi un miracolo. All’epoca per Farioli furono lacrime di dolore calcistico, oggi lacrime di gioia. In meno di un anno come cambia vita, carriera e professione. A 37 anni può già annoverare tutto questo. C’è chi smonta chi pensa differente, oggigiorno; c’è invece d’applaudire e sentirsene orgogliosi di un giovane italiano così coraggioso che lontano dalla patria, già così in tenera età, compie traguardia del genere.


