La Champions continua a percorrere due filoni paralleli e completamente distinti. Da una parte, mistero del tabellone ed imprevedibilità della primordiale fase campionato, è pura NBA: sono degli All Star Game, perché per arrivare a fare quel pirotecnico 5-4 di martedì sera sia PSG che Bayern hanno dovuto far letteralmente fuori le massime istituzioni. Ne sa qualcosa Luis Enrique che ha vinto ad Anfield ed ha dovuto eliminare il Liverpool, ne sanno soprattutto di più in Baviera costretti agli straordinari col Real Madrid. Il quale, non va mai dimenticato, proveniva dal successo sul Manchester City di Guardiola.
Dall’altra parte del tabellone percorso molto più agevole per l’Arsenal di Arteta, tra Leverkusen e Sporting è sfociato serenamente in semifinale dove di fronte affronta l’Atletico di Simeone. Il present continuous, a cavallo tra andata e ritorno, è d’obbligo. Ma proprio l’andata a Madrid non è stata esattamente la gara che estasiati da PSG-Bayern della sera prima al Parco dei Principi gli amanti del football del Vecchio Continente si fossero auspicati. 1-1 e due rigori, poche occasioni (solo Colchoneros nella ripresa, traversa Griezmann), tanto equilibrio e grande attenzione alle difese. Già, ai blocchi bassi, al non scoprirsi, a pensar a non prenderle e quindi non perdere prima d’affondare. Una gara più tattica, se vogliamo, ma a ritmi senz’altro più blandi. I livelli stellari sono altrove. Uno show che per larghi tratti ha lasciato a desiderare, ben poco spettacolo.
Insomma, dicotomia europea. Misteri e se vogliamo scherzi del destino del tabellone. Questo a rinforzare una tesi in queste sedi piuttosto spesso argomentata. Se l’Arsenal alla fine della stagione dovesse perder tutto, che non si parlasse di bella e incompiuta. Perché avrebbe solo di incompiuto, di bello assai ben poco. Ecco perché, in un modo o nell’altro, la favoritissima uscirà dall’altro versante. Fiumi e foci stellari, tra spettacolo pirotecnico e finali anticipate.


