C’è senz’altro un aspetto che balza prepotentemente all’occhio alla fine delle gare d’andata degli ottavi di finale di Champions. I risultati, assolutamente deludenti, della nazione regina del calcio per club: chi detiene l’NBA, la Premier.. l’Inghilterra.
Il Manchester City sta ricostruendo, dietro nonostante Donnarumma continua a incassar tanto e, nonostante buon inizio e buona fine, ha pur sempre rischiato l’imbarcata al Bernabeu. Era l’ottavo più atteso e l’uragano Valverde s’è scaraventato su Guardiola: alla fine 3-0, ma col rigore sbagliato di Vinicius il punteggio sarebbe potuto esser anche ben più ampio.
Una gara di ritorno ormai pregiudicata, a scanso di miracoli. Così come il Chelsea che nella notte di Parigi, in quel Parco dei Principi carico per la rivincita dell’ultima finalissima del Mondiale per club, distrugge quanto di buono e coraggioso costruito in un’ora di gioco facendosi spazzar via troppo agevolmente tra mille ingenuità difensive che le bocche di fuoco transalpine non vedevano l’ora di cogliere: manita PSG e 5-2.
Già, curiosamente 5-2 come l’altra londinese naufragante, il Tottenham di Tudor, che in Premier rischia retrocessione e che in soli 20 minuti a Madrid è riuscita a far ancora peggio: continua a far il giro del web il cambio del portiere, gestione croata scellerata, Atletico con un piede e mezzo (ma anche di più) ai quarti di finale.
Decisamente più orgoglio e sfortuna sono i sostantivi più dominanti in casa Newcastle, che ha assaporato l’ennesimo eroico colpo sul Barcellona, prima che Yamal riportasse St James’ Park e tutto l’universo dei Geordies sulla terra. Solo 1-1 invece per un Arsenal che a Leverkusen si salva col rigorino di Havertz nel finale, ma che continua a deludere eccome in termini di espressione: solo corner su corner, piazzati su piazzati, palle inattive su palle inattive. Lecito aspettarsi di più, se si vuole arrivare fino in fondo. Con la concomitante sconfitta del Liverpool a Istanbul, di sei regine britanniche agli ottavi, nemmeno un successo.


