Il litorale romano torna a fare i conti con la presenza della tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina), una specie aliena altamente aggressiva e pericolosa per l’uomo e per l’ecosistema. Gli ultimi due esemplari sono stati individuati nella Riserva Naturale di Torre Flavia, un’area protetta situata tra Ladispoli e Cerveteri, scatenando la preoccupazione di autorità e ambientalisti.
I ritrovamenti: una scoperta casuale
Come riportato da Il Messaggero, il primo avvistamento è avvenuto in modo fortuito durante un’iniziativa di pulizia ambientale. Alcuni volontari hanno notato l’animale, dal corpo massiccio e dall’aspetto preistorico, mimetizzato nel fango. La sorpresa è raddoppiata quando, proprio mentre erano in corso le complicate operazioni di recupero del primo rettile, un secondo esemplare è stato avvistato poco distante, lungo un sentiero solitamente frequentato da pescatori e famiglie.
Perché sono pericolose?
Originaria dell’America del Nord, la tartaruga azzannatrice non è un comune rettile palustre. È dotata di un becco a uncino estremamente affilato e di una muscolatura del collo che le permette di scattare con velocità sorprendente. La sua forza è tale da poter infliggere morsi gravissimi, capaci di recidere dita o causare profonde ferite. Oltre al pericolo per l’incolumità pubblica, questa specie rappresenta una grave minaccia per la biodiversità locale: essendo un predatore vorace e senza nemici naturali in Italia, altera l’equilibrio dei canali e delle zone umide, sterminando pesci, anfibi e uccelli acquatici.



