Ci sono immagini che hanno fatto il giro del mondo. Immagini in cui, per forza di cosa, la sensibilità va prima di tutto. Perché vanno a mescolare argomenti leggeri, quelli che strappano il sorriso, con quelli che invece tormentano l’umanità: lo sport e le guerre, il calcio ed il conflitto in Medioriente, ancora una volta.
Stavolta parliamo della Coppa d’Asia di calcio femminile di scena in Australia. Le ragazze dell’Iran che al debutto con la Corea del Sud si erano rifiutate di cantare l’inno della Repubblica Islamica in segno di dissenso e contestazione verso il regime ancora in voga, che aveva tra l’altro tolto la vita ad un’assistente di calcio femminile proprio pochi giorni prima.
Nelle due successive gare del girone di qualificazione avevano invece scelto di cantar l’inno, evidentemente per proteggere la loro incolumità. Nelle immagini catturate da chi filmava il loro pullman andar via, sembravano chiedere aiuto a chi stesse riprendendo: non volevano tornare nel loro paese.
Così s’è mobilitata la politica internazionale, da Trump al governo australiano. Chiedevano asilo politico e l’hanno ottenuto: il presidente degli States aveva dato disponibilità, ma non c’è stato nemmeno bisogno, sono state infatti trattenute dal governo australiano. La conferma direttamente dal Ministro Albanese: ufficiale, resteranno al sicuro.


