Il portiere della Juventus si racconta in un’autobiografia. E parla anche del numero 88 e di Boia chi molla: «Sono un anarchico conservatore»
Gigi Buffon ha scritto un’autobiografia. Si intitola Cadere, rialzarsi, cadere, rialzarsi e ha collaborato con lui Mario Desiati: l’editore è Mondadori. Oggi in un’intervista al Corriere della Sera dice che «c’è qualcosa di masochista, nel portiere. I campi della mia giovinezza erano gli stessi de gli anni 70: l’area dura come il cemento. I vecchi portieri li riconosci dalle mani ferite, dai fianchi dolenti, dalle tante volte che sono caduti fino a sanguinare. Ho avuto un solo procuratore nella vita, Silvano Martina. E l’ho scelto perché aveva le mani piene di cicatrici. Mani da portiere». Nel colloquio


