Ci ha lasciato il 26 aprile, dopo una lunga malattia, nella sua casa di Göteborg, in Svezia, il professor Francesco Petroselli, importante studioso dei dialetti della Tuscia e dell’Italia centrale, uomo schivo e riservato, intellettuale coerente e di grande spessore culturale.

Il sindaco di Canepina Aldo Maria Moneta aveva conferito la cittadinanza onoraria a Francesco Petroselli, insieme ai professori Luigi Cimarra e Quirino Galli per il loro impegno culturale a favore della comunità canepinese.

Quirino Galli, direttore del Museo delle Tradizioni Popolari, e gli altri due professori, membri del gruppo interdisciplinare, oltre a curare l’allestimento del museo e ad ampliarlo con nuove sezioni, accrescendone il prestigio con i numerosi convegni e manifestazioni culturali, avevano prodotto una serie di pubblicazioni sulla storia e sul dialetto del paese. L’ ultimo lavoro, pubblicato nel 2014, fu il “Vocabolario del dialetto di Canepina”.

Francesco Petroselli era nato a Viterbo il 12 agosto del 1932 , ma si era trasferito in Svezia. Proprio a Göteborg iniziò la sua carriera accademica, diventando docente di Lingua e Letteratura  Italiana presso l’Università svedese.

Oltre al suo ruolo di docente, svolse un’intensa e interessante attività di ricerca con indagini e studi sui dialetti della Tuscia. Durante l’estate tornava spesso in Italia per approfondimenti condotti con metodo moderno e innovativo e per la raccolta di materiali utili nei paesi della provincia di Viterbo, occupandosi, con altri studiosi, con un approccio scientifico, antropologico e multidisciplinare, di dialettologia.  Fondò, nei primi anni ‘70, il Gruppo Interdisciplinare per lo Studio della Culturale Tradizionale dell’Alto Lazio.

Pubblicò “La vite. Il lessico del vignaiolo nelle parlate della Tuscia viterbese”,  al quale seguì un secondo volume dedicato al ciclo della coltura della vite.

Raccolse inoltre “Proverbi e detti proverbiali della Tuscia Viterbese” (Viterbo, 2001), con oltre 6.800 testi.

Il suo grande amore per la terra della Tuscia emerge da tutte le sue opere.

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