Pierpaolo Pasolini  definì la Tuscia viterbese “il paesaggio più bello del mondo”.
Oggi, giorno di Pasquetta, dedicato solitamente alle gite “fuori porta”, visto che, a causa dell’emergenza coronavirus, non possiamo uscire di casa, facciamo una scampagnata virtuale nei luoghi della Tuscia amati dal poliedrico poeta, scrittore, ideologo e regista Pierpaolo Pasolini.

Era il 1964 quando Pasolini ricercava di un adeguato scenario naturale  per ambientare le riprese del battesimo di Cristo,  per il suo capolavoro  “Il Vangelo Secondo Matteo”.

Percorse da Roma l’Autostrada del Sole e uscì alla stazione di Orte. Girovagò per le campagne finchè Pasolini, dopo un’accurata ricerca, trovò il “suo” fiume Giordano nel torrente Chia, che scorre tra  Orte, Soriano nel Cimino e Viterbo, e vi ambientò una delle scene più conosciute e suggestive del suo film.

Nella vita di ogni artista c’è un luogo dell’anima, dove si trova un rifugio, un nido, una protezione. Per Pierpaolo Pasolini questo luogo era Chia, borgo della Tuscia circondato dai boschi . Amava il silenzio, il verde e la sua torre. Lì trovava pace il suo io, spesso lacerato da contrasti interiori. Luogo ideale per le scampagnate di Pasquetta in allegria compagnia e per viaggiare con la mente, da soli, nel silenzio, fra voli di rondini da seguire con lo sguardo solo per il desiderio di volare e trovare pace nel nido. Un posto incantevole.

Pasolini andò anche ad abitare a Chia, in una costruzione medievale vicino a Fosso Castello.
Amava molto la Tuscia e sperava in uno sviluppo della zona.
A Chia, Pasolini ha lasciato un ottimo ricordo perchè era semplice e alla mano: andava spesso nelle case della gente, si intratteneva con tutti, era gentile e disponibile. Fece molto per il paese, creò una squadra di calcio per i più giovani, istituì un premio per chi lo abbelliva.

Nel 1965 girò, in terra viterbese, un altro classico, “Uccellacci e uccellini”, una favola surreale e poetica, interpretata magistralmente da Totò ed ambientata nelle verdi colline che fanno da sfondo alle basiliche romaniche di Tuscania, tra rocce scoscese e lussureggiante vegetazione. Un paesaggio dolcemente malinconico come l’animo del grande Pasolini. La vallata sembra un angolo di paradiso, tagliato dai torrenti.

Ripercorrere la vita di Pierpaolo Pasolini è fare un viaggio in un’anima tormentata, sensibile, scalfita da diverse esperienze.

DATA DI NASCITA

Domenica 5 marzo 1922

LUOGO DI NASCITA

Bologna,

DATA DI MORTE

Domenica 2 novembre 1975  (a 53 anni)

LUOGO DI MORTE

Roma

CAUSA

Assassinio

Era la notte fra il primo e il due novembre quando il poeta, scrittore, regista, critico, ideologo Piepaolo Pasolini scomparve.

La mattina del 2 Novembre 1975, Pasolini fu trovato sulla spiaggia deserta dell’Idroscalo di Ostia, da una passante alle 6:30 del mattino, massacrato di botte e investito più volte dalla sua stessa auto, un’Alfa Romeo 2000 GT.

Il primo a riconoscerlo fu l’attore e amico Ninetto Davoli. Ad essere accusato, in prima istanza, fu un ragazzo il cui nome è noto alla maggior parte degli italiani: Pino Pelosi. Il ragazzo diciassettenne fu subito preso in carico dalle forze dell’ordine e confessò di aver ucciso Pasolini perchè quest’ultimo era intenzionato a praticare un rapporto sessuale non consensuale.
Molti dubbi ci sono ancora sul delitto.

Pasolini diceva di se stesso: “Sono nato in una famiglia tipicamente rappresentativa della societa’ italiana: un vero prodotto dell’incrocio… Un prodotto dell’unita’ d’Italia. Mio padre discendeva da un’antica famiglia nobile della Romagna, mia madre, al contrario, viene da una famiglia di contadini friulani che si sono a poco a poco innalzati, col tempo, alla condizione piccolo-borghese. Dalla parte di mio nonno materno erano del ramo della distilleria. La madre di mia madre era piemontese, cio’ non le impedi’ affatto di avere egualmente legami con la Sicilia e la regione di Roma”. Pasolini ci ha lasciato grandi pagine di letteratura.

L’esordio poetico di Pasolini è nel dialetto di Casarsa, luogo amato dei suoi soggiorni estivi dove egli scopre la vita e la natura. Tante sono le liriche scritte in dialetto.

Risale invece al 1955 la pubblicazione del romanzo Ragazzi di vita con Garzanti.
Il successo è vasto, sia da parte del pubblico che da parte della critica.

Pasolini, però, a quel punto della sua vita è già molto impegnato con la sua passione per il teatro e, nel ’57, collabora a Le notti di Cabiria, film di Fellini. Firma diverse altre sceneggiature , esordendo anche come attore nel film Il gobbo nel 1960. In questi anni continua a a raccogliere e pubblicare le sue poesie e scrive anche diversi saggi.

Il suo primo film come regista e soggettista risale al 1961 ed è Accattone. Vietato ai minori di 18 anni, il film suscita polemiche alla XXII mostra del cinema di Venezia.

Nel 1962 dirige Mamma Roma e nel 1963 viene accusato di vilipendio alla religione dello stato per l’episodio La ricotta inserito nel film RoGoPaG.
Dal ’64 al ’75 Pasolini dirige moltissime pellicole, praticamente una all’anno, ottenendo moltissimo successo.
Collaborò anche con Il Corriere della Sera.

In questa limpida giornata di Pasquetta, in cui ci sono ancora molti morti per coronavirus, è bello ricordare una sua poesia.

SUPPLICA A MIA MADRE (Da Poesia in forma di rosa)

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile.

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