Vendemmia difficile in Sicilia, Rallo: «Preferiscono il reddito di cittadinanza»

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Vendemmia? No, grazie. La raccolta dell’uva per la produzione del vino non sarà mai difficile come quest’anno. La testimonianza non arriva da un produttore qualsiasi ma da Antonio Rallo, presidente del Consorzio Doc Sicilia. La colpa, a suo giudizio, non è di un’estate siccitosa e di un raccolto poco florido ma delle conseguenze del reddito di cittadinanza.

«Noi – racconta l’imprenditore – siamo sempre riusciti a trovare braccianti con il passaparola e invece questa estate abbiamo avuto seri problemi. Siamo molto più che preoccupati. È un campanello d’allarme per i prossimi anni perché la questione riguarda anche altri settori come le coltivazioni di ortaggi e frutta che si vive sempre di più da quando esiste il reddito di cittadinanza».

Chi è titolare del beneficio non se la sente di rinunciare ma è disposto a lavorare in nero: «No grazie, sono percettore di reddito e non posso lavorare, eventualmente potrei senza comparire».

La preoccupazione di Rallo, che è anche amministratore delegato dell’azienda di famiglia Donnafugata, è condivisa dal Consorzio tutela vini Valpolicella, impegnato nella vendemmia di uve per l’Amarone: «Il vero problema oggi – afferma il presidente del Consorzio Christian Marchesini – è dato da un personale sempre più difficile da trovare, a causa di una forte contrazione di operatori provenienti dall’Est Europa e soprattutto per effetto di dispositivi che non aiutano. A partire dalla cancellazione dei voucher, dalla cosiddetta “quota 100” che obbliga i pensionati a non fare lavori saltuari, fino al reddito di cittadinanza, che ha generato una dinamica involutiva nella domanda di lavoro».

Un allarme lanciato nei giorni scorsi proprio in Sicilia, nel corso di un congresso a Terrasini, da Marina Calderone, presidente nazionale dei Consulenti del lavoro: «Serve una razionalizzazione, un nuovo disegno delle politiche attive del lavoro che consenta

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