Una vera e propria associazione a delinquere, organizzata nei minimi dettagli e dotata di equipaggiamento tecnologico avanzato, è stata smantellata dagli uomini della Squadra Mobile di Roma. L’indagine, coordinata dalla Procura capitolina, ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari nei confronti di un gruppo criminale accusato di aver messo a segno violente rapine in gioiellerie e uffici postali tra il 2023 e l’inizio del 2025.
Il gruppo non agiva solo nel cuore di Roma, ma aveva radici ben piantate anche in tutto il Lazio e nella provincia di Latina oltre che nel basso Lazio. Tra i principali destinatari dei provvedimenti del Tribunale di Roma figurano nomi noti alle cronache locali per la loro residenza tra il litorale e l’area pontina: Massimo Barbieri, 46 anni, residente ad Aprilia (ma di origini catanesi); Franco Tomasello, 55 anni, residente ad Ardea; Roberto Farina, 60 anni, di Velletri; Antonio Colagrossi, 55 anni, di Frascati. Per cinque degli indagati è scattata la custodia cautelare in carcere, mentre per altri due sono stati disposti gli arresti domiciliari.
L’indagine ha preso una svolta decisiva dopo la clamorosa rapina avvenuta nel 2024 in una gioielleria del prestigioso quartiere Parioli. In quell’occasione due finti clienti riuscirono ad entrare nel negozio e, sotto la minaccia delle armi, portarono via 70 orologi di lusso per un valore totale di oltre 900 mila euro. Grazie alle immagini delle telecamere e ai rilievi scientifici, la Polizia è riuscita ad identificare uno dei sospettati, dando il via a un effetto domino che ha incastrato l’intera banda.
Quella smantellata non era una banda di comuni ladri, ma un gruppo paramilitare. Per evitare di essere intercettati o seguiti, utilizzavano furgoni attrezzati con i “jammer”, dispositivi elettronici capaci di oscurare i segnali radio e impedire alle forze dell’ordine di comunicare durante i colpi.
Inoltre, per spostarsi utilizzavano auto rubate a cui venivano applicate targhe clonate (copiate da auto identiche ma regolarmente circolanti) per ingannare i controlli elettronici lungo le strade. Durante le rapine, tra cui quella all’ufficio postale di Monte Porzio Catone, i malviventi non esitavano a usare pistole cariche, spesso dotate di silenziatore.
Un tassello fondamentale per consolidare le accuse è stato l’arresto avvenuto lo scorso gennaio in Versilia: uno dei componenti del gruppo era stato fermato con una pistola clandestina e un’auto rubata: da quel controllo incrociato gli investigatori sono riusciti a collegare i vari colpi commessi tra Roma e i Castelli Romani, chiudendo definitivamente il cerchio attorno all’organizzazione.


