• 17 Giugno 2022
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Simba La Rue vs Baby Touche: cosa c’è dietro la «faida» tra i due rapper

Simba La Rue vs Baby Touche: cosa c’è dietro la «faida» tra i due rapper
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di Agostino Gramigna

Prima le minacce tra le gang, poi il pestaggio in diretta, infine l’accoltellamento. Il rivale del ferito (che era stato picchiato qualche giorno fa): «Faccio musica, non la guerra». Ma ora si teme l’escalation. La clip da cui è partito tutto

Un accoltellamento. Un giovanissimo è colpito. I fendenti sono diversi, li riceve, si difende inutilmente, comincia a perdere sangue. Provincia di Bergamo, Treviolo: sono le quattro del mattino del 15 giugno e il giovane si chiama Mohamed Lamine Saida, milanese, origini tunisine, ha accompagnato a casa la sua fidanza che abita in un quartiere residenziale. Saida è stata colpito da un altro giovane, sceso da un’auto. O forse da più di uno. Un agguato? Un regolamento di conti? Quando arrivano i militari e Saida viene trasportato in ospedale si scopre la sua identità. Quella «vera», quella che si è data per scalare la notorietà. Simba La Rue.

Il nome probabilmente non dirà nulla a chi non è giovanissimo e non ha confidenza con il rap/trap. Ma in quel mondo Simba La Rue è un nome. Un mondo abitato da rapper, segnato da gelosie e scontri, narrato dalla violenza delle parole e dai suoi codici. Simba La Rue è cresciuto tra la Francia e l’italia, ma abita a Lecco (il suo ultimo EP, Crimi, è uscito a maggio per Warner). Chi poteva volergli del male? Un passo indietro.

Baby Touchè. Si fa chiamare così il «ragazzino« da milioni di clic. È un altro rapper/trapper, un altro artista, con la voglia di sfondare e di raccontare la sua vita di strada. Il suo vero nome è Amine Amagour, ha 19 anni, ha origini marocchine e abita a Padova. Touché conosce Simba la Rue. I due rapper non si amano. E non si frequentano. Ma si controllano, come due nemici che attendono, dell’altro, il passo falso. Con le loro gang. Usano i social, armati di parole che danno linfa alla musica e ai testi. Si provocano. Poi un giorno Instagram accompagna e mostra, attraverso un video, lo scontro. O meglio: la resa dei conti. L’episodio avviene a Milano, a febbraio.

Il video mostra Touché. È accerchiato, aggredito e picchiato da alcune persone. Gli intimano di salire su un’auto. Ha il volto gonfio. Dal naso esce sangue. Chi gli siede di fianco ride, lo prende in giro, gli urla frasi nelle sue orecchie, lo invita a salutare i suoi fan. Così il filmato finisce su Instagram. Chi ha colpito Touchè? Forse una vendetta. Una ritorsione. Per un suo presunto «dissign» (scambio di insulti tramite canzoni o video) che il rapper padovano avrebbe rivolto a Simba La Rue a gennaio nel suo singolo «Pull up». Nel video Touchè appare un ragazzo umiliato, spaventato e incapace di difendersi. Viene colpito ancora, più volte. Si sente una voce fuori campo che dice: «Ti potevo sequestrare sì o no? Eri da solo con un tuo amico sì o no? Ti potevo portare via? Ho fatto qualcosa? Dov’è il gangster che sei, dov’è la tua sicurezza?». Diffuso sui social, il filmato è diventato virale tra i rispettivi sostenitori, che hanno alimentato la faida, l’hanno tenuta in vita.

Gli amici di Touchè hanno «risposto», postando numerose storie, infarcite di messaggi allusivi, per nulla rassicuranti: «Ti sei messo in un bel guaio, figlio di p., domani io vado in carcere». Oppure: «Voi pensate di averla chiusa così, la storia? Per me è iniziata ora, figli di tr., fosse l’ultima cosa che faccio». In questi mesi ci sono stati altri scontri tra i clan dei due rapper rivali. A febbraio un pestaggio davanti alla stazione ferroviaria di Padova; a maggio, una rissa in un club di Vicenza. La faida non sembra avere fine. L’ultimo episodio, alle porte di Bergamo, nella notte del 15 giugno, porta il nome di Simba La Rue. Il rapper aveva parcheggiato l’auto e ricondotto a casa la sua fidanzata. Poi è stato accoltellato.

È stata la risposta che la gang di Baby Touche? Sarebbe l’epilogo logico, anche se a definirlo con preciso saranno le indagini. Intanto lui, con il solito linguaggio sul filo, dice di tirarsi fuori da quanto accaduto la notte scorsa a Treviolo. «Io faccio musica, solo musica — ha detto in una story sui social —, tutto il resto lasciatelo lontano da me, che non voglio fare la guerra». E ancora: «Nessuno di noi vuole una madre che piange», aggiunge Baby Touche. Basterà?

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