Nonostante la sconfitta, l’ennesima, della stagione biancoceleste più opaca della storia recente del club, c’è stato uno squillo di luce e d’emozione per Maurizio Sarri: l’applauso del popolo fiorentino, che non desidera nient’altro che vederlo finalmente allenare la squadra per cui da ragazzo faceva il tifo, il prossimo anno.
Un giro di applausi al suo ingresso in campo. Lui si volta, ringrazia, sorride. Poi torna serio, con sguardo rivolto al campo, per la sua Lazio. Una gara che ha visto la Fiorentina vincere pure l’ultimo step per coronare un tassello salvezza ormai ultimato: basta Gosens pure senza Kean, 1-0 e viola sereni a 35 punti. Adesso c’è tutto il tempo per costruire il futuro, Paratici ha l’ambizione e come prima scelta nutre proprio chi portò fortemente alla Juventus per traccia di discontinuità col quinquennio Allegri.
Proprio Paratici tesserà nella serata di ieri parole al miele per Sarri. Che apprezzerà e ringrazierà, pur ammettendo come nel finale della loro stagione insieme alla Juventus i rapporti fossero tesi. Non è un mistero, né il gradimento né la stima. Sarri flirta, ma la priorità resta alla sua Lazio. Con la società rapporto ai minimi termini: costretto ad un’estate (la scorsa, ndr) senza mercato, completamente in disaccordo con le scelte di gennaio, parla dell’annata più difficile della sua carriera. “Prima devo capire quali siano i programmi futuri, poi anche io prenderò una decisione”. Per amore del popolo laziale quest’anno ha accettato tutto, ma con ogni probabilità a giugno sarà definitiva separazione. E la viola… chissà.


