• 4 Marzo 2021
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Sanremo 2021, gli italiani chiusi in casa non assistono in massa. Mai così pochi da dieci anni

Sanremo 2021, gli italiani chiusi in casa non assistono in massa. Mai così pochi da dieci anni

Più pubblico giovane, quello anziano è spiazzato: quelli che in passato uscivano o guardavano altro non hanno scelto il Festival.
Il Festival più complicato di sempre è, in prima serata, il meno visto da dieci anni a questa parte.
Grandi numeri in partenza di serata, oltre gli undici milioni, ma alla fine un conteggio che si ferma a 8.300.000 per la media e il 46,6 per cento. Sono anche 6 punti in meno rispetto allo scorso anno, il primo di Ama-Fiore. Significa che la curiosità ha retto fino a un certo punto e poi basta. C’è tempo e modo per riprendersi, ma quella tendenza indicava soprattutto un brusco cambio di direzione nel pensare collettivo: tutti convinti che via coprifuoco e con l’Italia intera chiusa in casa, Sanremo sarebbe stato il rifugio di tutti. Non è stato così e alla fine la controdeduzione è facile: quelli che l’anno scorso, e gli anni precedenti, erano usciti o avevano guardato altro pur di non guardare Sanremo, non avevano alcun motivo per guardarlo quest’anno. O qualcosa del genere, in un quadro che resta oltre il temerario nell’allestimento, nel pensarlo, questo Sanremo, nel mandarlo in porto in qualche modo.

Il Festival normale
In fondo, al momento è un Sanremo normale: ci sono canzoni che sembrano belle e altre brutte, alcuni numeri in scena funzionano e altri no, sui social ci si divide al solito modo degli altri anni. Al netto delle ovvie differenze – il pubblico che non c’è, il protocollo, i carrelli per i fiori, i guanti, i palloncini etc – tutto scorre via lasciando nel telespettatore una sorta di mancata sorpresa. In realtà, a ben pensarci, è un grande risultato e probabilmente quello che si voleva ottenere. Ma questo Sanremo doveva passare alla storia e forse non sarà così. Per la gioia di chi non ci tiene.
La difesa
Di fronte agli ascolti della prima serata, il mantra ufficiale di Amadeus e del gruppo in azione è diventato quello del Festival che piace ai giovani, con percentuali superiori rispetto al passato, e che viene assai commentato sui social. La questione giovani legittima peraltro la scelta di un cast che vuole innovare, che vorrebbe tanto far dimenticare i tempi di Orietta Berti (no, è l’esempio sbagliato) e dare il segno che tra indie, un po’ di trap e gruppi comunque giovani (ma che poi magari portano in gara cose che potrebbe aver scritto Cocciante quarant’anni fa) Sanremo prima o poi deve voltare pagina davvero. Il guaio è che il grosso del pubblico è invece quello in età superiore e vorrebbe tanto molti pezzi del Sanremo della memoria collettiva, come è stato in quasi tutte le edizioni precedenti: e vale anche per quelli di memoria più recente, non proprio anziani, ma che ormai sono già entrati quota “migliori anni”.
Ospiti e gag
Matilda De Angelis il vero colpo, Elodie una conferma, il lato femminile tiene su molto Festival. Rimane un dubbio pesante su Ibrahimovic fisso, il tentativo di farlo diventare universale e simpatico a tutti in quanto grande campione forse non vale per un personaggio così e ancora in piena attività. Ovvero, Ibra divide e sta antipatico per motivi calcistici a parecchi. La gag del duro del quartiere con passo alla Celentano d’epoca, beh. Però forse era anche l’unica chiave possibile.
Ama&Fiore
Hanno chiesto a lungo il pubblico, hanno accettato di provarci in qualche modo, ne usciranno assolti in ogni caso perché nel Sanremo più assurdo di sempre hanno comunque proceduto provando a metterci tutto l’entusiasmo possibile. E forse il meglio deve ancora venire. Ma di fronte a molti intermezzi un po’ così, a metà uditorio resterà il dubbio che si poteva fare assai meglio mentre l’altra metà li adorerà in ogni caso perché la missione era impossibile e l’impossibile è sempre una storia un po’ complicata.
Fonte: La Repubblica.it

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