• 29 Giugno 2022
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Ragazzo muto con sindrome di Down aggredito, la madre: “Voglio sapere cos’è successo davvero quel giorno”

Ragazzo muto con sindrome di Down aggredito, la madre: “Voglio sapere cos’è successo davvero quel giorno”

DISCLAIMER

“Ho visto dei graffi grandi e dei segni rossi sul collo. Mi sono spaventata tantissimo”. Inizia così il triste racconto della madre.

Un ragazzo di 25 anni muto e con la sindrome di Down pare sia stato aggredito nel centro privato che frequenta ogni giorno, a Cesano Boscone, alle porte di Milano. La denuncia è stata avanzata dai genitori del giovane, che vivono a Rozzano.

Si indaga per fare chiarezza su quanto accaduto.

Ragazzo muto e con sindrome di down aggredito: la dinamica

Come ogni giorno, un pulmino privato con autista e assistente ha portato il ragazzo a casa. Immediatamente la madre si è accorta di due graffi sanguinanti tra viso e collo. Ha chiesto spiegazioni, ma le è stato detto che il viaggio di rientro era stato tranquillo. La donna ha così supposto che il ragazzo si fosse fatto male da solo.

“Ho visto dei graffi grandi e dei segni rossi sul collo. Era come come se qualcuno lo avesse preso per il collo, tanto violentemente da fargli anche dei graffi da cui usciva ancora del sangue. Mi sono spaventata tantissimo. Ma quando l’assistente mi ha detto che non era successo niente, ho lasciato perdere, pensando che forse si era semplicemente graffiato in qualche modo”, ha raccontato la mamma.

Tuttavia, togliendo la maglietta del ragazzo, i genitori si sono accorti di un gonfiore alla schiena, all’altezza della scapola.

Toccando quel punto, il giovane ha emesso un grido di dolore. Così sono aumentate le preoccupazioni.

I genitori si sono subito recati dai Carabinieri per denunciare l’accaduto, ma i militari necessitavano un referto medico. Quindi “siamo andati al pronto soccorso. Lì hanno visitato mio figlio e il medico ha riscontrato delle contusioni compatibili con una possibile aggressione. Come se qualcuno lo avesse preso per il collo e lo avesse sbattuto a terra.

Al ragazzo sono stati dati 7 giorni di prognosi.

“Successivamente io e mio marito siamo riusciti a rintracciare l’educatore di mio figlio a scuola. Ci ha detto che era stata una giornata tranquilla, in cui non era successo nulla. Nessun riferimento all’episodio riguardante i graffi e la botta ricevuta da nostro figlio. Allora ho chiesto come fosse possibile che si sia fatto male e che né lui né nessun altro si fossero accorti di nulla: di certo non poteva essersi ferito da solo. Se si fosse trattato invece di un’aggressione da parte di un altro disabile, come mai non se ne erano accorti? Dov’erano invece di controllare?, è lo sfogo della madre.

“Io voglio sapere cosa è successo quel giorno. In quella scuola viene riportato in un quaderno tutto ciò che succede. Per il 22 giugno non c’è nulla. Tutto tranquillo, nessuna anomalia. Allora chi è stato? Io potrei anche capire l’aggressione da parte di un altro disabile, ma se fosse stato qualcun altro in un momento di rabbia?, ha aggiunto.

In seguito alla denuncia, è stato fissato un incontro per giovedì 30 giugno con gli educatori dell’istituto. Per l’occasione saranno presenti anche i servizi sociali e il maresciallo dei Carabinieri.

I precedenti

La madre del ragazzo disabile, inoltre, ha tenuto a sottolineare: “Voglio andare a fondo a questa vicenda. Per frequentare quella scuola, mio figlio paga 40 euro al giorno, metà versati da noi e l’altra metà dal Comune di Rozzano. Ma ci sono problemi di varia natura, questo non è il primo. Come quando mettono la carta tipo scottex nelle mutande di mio figlio, per evitare di portarlo in bagno nelle ultime ore della giornata scolastica. Così, se dovesse aver bisogno di urinare, non potendo parlare, secondo loro la carta potrebbe servire a contenere l’urina”.

Non è il solo episodio raccontato dalla donna. “Finora ho sopportato, ma adesso che ho visto mio figlio con dei segni di violenza fisica sono arrivata al culmine e dico tutto. Oltre alla carta nelle mutande, gli mettono spesso anche il pannolone, sempre per non portarlo in bagno. Questo significa che anche l’altro tipo di bisogni fisici vengono fatti così. Io ho impiegato anni per togliere il pannolino, quando era piccolo, a mio figlio. Adesso loro stanno vanificando i miei sforzi, rimettendoglielo da adulto. Senza contare che ovviamente torna a casa sporco e maleodorante, con i bisogni a volte seccati lungo le gambe. Una cosa schifosa”.

Quindi ha aggiunto: Da quando va a in questo istituto ci sono problemi. Ho cercato di sopportare, facendogli il bagno appena rientrava a casa se vedevo che gli avevano messo il pannolone o la carta”.

Prima, invece, “era sempre pulito e

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