• 8 Dicembre 2021
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Quanti tipi di pane conoscete? Una volta c’era uno solo!

Quanti tipi di pane conoscete? Una volta c’era uno solo!

Il pane si faceva a casa una volta la settimana.

Fino agli anni ’70 (circa) il pane era fatto in casa e non si usava il lievito di birra, ma c’era solo la lievitatura naturale.

Rivedo ancora mia nonna quando preparava il pane, mi piaceva cosi tanto starle accanto e cercare di imparare tutti i suoi segreti in cucina. Ricordo che quando preparava il lievito “madre” per farmi stare tranquilla mi dava un mucchietto di farina e un bicchiere colmo d’acqua affinché anch’io preparassi la mia “pagnottella”.

Sulla spianatoia di legno metteva all’incirca mezzo chilo di farina, con le dita formava una buchetta e dentro ci versava un po’ d’acqua, poi con calma iniziava a impastare la farina e l’acqua. Io che volevo essere brava quanto lei chiedevo: “Nonna ma quanta acqua va messa nella farina?”

“Bisogna stare attente che l’acqua non prenda la farina e la farina, l’acqua” Non era sempre facile capire all’istante, ma pian piano stando vicino a lei, capii che se non si dosa in giusta misura l’acqua, la farina ne chiede ancora, e cosi la farina, e l’acqua..

Dopo aver impastato bene, formava una bella “pagnottella” che con cura proteggeva con un canovaccio di tela, dopodiché la sistemava dentro la madia di legno.

E’ passato un po’ di tempo e non ricordo con esattezza quanti giorni impiegava questo impasto a diventare acido, e sì, doveva inacidire, dopodiché era pronto per far lievitare il pane.

Ma andiamo per gradi, la nonna era maestra a capire quando fosse pronta, a quel punto entrava in scena nuovamente la spianatoia, dove ci versava due o tre chili di farina, poi prendeva il lievito “madre”, gli toglieva la crosticina che si era formata all’esterno, e lo metteva all’interno della farina, ovviamente era necessario aggiungere dell’acqua e con tanta pazienza impastare, poi impastare fino a che non diventava tutto omogeneo.

 Arrivata a questo punto, la nonna formava una serie di pagnotte, era bravissima a farle tutte della stessa misura e peso.

Pensate che il procedimento fosse arrivato al termine? Ebbene no, era necessario aspettare che lievitassero, e l’attesa si faceva tenendo queste preziosità appoggiate nel panno di tela e divise una per una da una parte del canovaccio.

La nonna sapeva bene quando la pagnotta era arrivata al punto giusto, o meglio, era levitata giusta, passava con leggerezza ma non tanto, il dito indice sulla pagnotta, quando questa sotto la pressione del dito si abbassava, ma si risollevava da sola, era arrivato il momento giusto di metterla a cuocere.

Con un’abilità incredibile dava un colpo al canovaccio e pronta con l’altra mano e avambraccio accoglieva la pagnotta, e infine con tutte e due le mani l’appoggiava sulla pala di legno e l’infornava.

Ho dimenticato di dire una cosa molto importante, a ogni pagnotta faceva sempre il segno della Croce, il pane una volta era considerato un bene infinito ed era doveroso trattarlo con amore, cura e tanto rispetto.

Rosanna De Marchi

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