La peste suina africana mette a rischio il settore zootecnico e le esportazioni di prodotti quali il prosciutto. La soluzione? Abbattere i cinghiali per arginare la diffusione dell’infezione virale, che ricordiamo non è trasmissibile all’essere umano
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Si ritorna a parlare di peste suina africana in Italia e le azioni pensate per contenere questa una malattia infettiva trasmessa tra suidi continuano molto a far discutere. Migliaia sono già i maiali uccisi nei modi più cruenti nei focolai scoppiati in prossimità degli allevamenti del Paese.
Presi a bastonate, spinti in container e uccisi con il gas per debellare il virus. Quando si riscontra un caso, si fa piazza pulita. L’ordine è eliminare tutto ciò che minaccia la produzione delle eccellenze gastronomiche.
Tra queste vi sono il prosciutto di Parma e di San Daniele, con esportazioni a rischio secondo gli allevatori. La soluzione la conosciamo tutti. Abbattimenti di massa. Si parla di migliaia se non di un milione di cinghiali da eliminare per tutelare il settore produttivo.
Sarebbe proprio questa una delle “Misure a salvaguardia della filiera suinicola e delle


