Tra i volti su cui il movimento azzurro riponeva più attenzione, in quel di Madrid, vertevano senz’altro Musetti e Paolini. Due dei debuttanti che scaturivano maggior curiosità ed attenzioni mediatiche, soprattutto perché coinvolti in un comun denominatore tutt’altro che desiderato, ovvero quell’avvio del 2026 al di sotto di premesse ed aspettative. I Masters 1000 alla Caja Magica per dimostrar di saper ripartire, questo il loro imperativo.
MUSETTI Bene, e non è solo un modo di dire. Debutti confortanti. Soprattutto per quel carrarino che se vogliamo, a differenza della collega, qualche giustificazione in più la nutriva eccome, per quell’infortunio che patito in Australia ha macchiato tutto lo sviluppo dei mesi invernali di stagione. Invece stavolta non ha sbagliato, stavolta partenza che per contenuti dirama ciò che di più volevamo sapere: tracce di vero Musetti, soprattutto nei momenti di difficoltà e quelli più determinanti. Parte bene, aggredisce Hurkacz e vince il primo set 6-3; nel secondo subisce il ritorno di fiamma dell’ungherese non proprio il cliente più comodo da affrontare già al debutto, ma al tiebreak è glaciale e perfetto come nei momenti migliori, quelli che nel 2025 gli consentirono di realizzare il fatidico salto di qualità. Adesso c’è Griekspoor, la missione è tornare a far un bel cammino, soprattutto a livelli come questi, determinanti per mantenere quella magnifica posizione di N5 al mondo.
PAOLINI Parte bene e vince al debutto come anticipato anche Jasmine Paolini, lei sì che decisamente con meno attenuanti proveniva da singhiozzi e cocenti premature eliminazioni a cavallo tra Medioriente e sfide oltreoceano. Aveva da dire, tennisticamente. Doveva riscattarsi. Ed anche lei esce vincente in rimonta con la tedesca Siegemund, uscendo alla distanza come diesel; adesso ai sedicesimi l’americana Baptiste.


