di Leonardo Botta
Il vicepremier Tajani che afferma che sul “Board of Peace” l’Italia sarà “protagonista ma come osservatore”, mi ricorda quella ragazza che confessava ai genitori di essere rimasta un po’ incinta!
Battute a parte, credo che la posizione del nostro governo in merito all’”asse di pace” trumpiano per Gaza sia discutibilissima, magari anche un po’ ipocrita (quella che al mio paese chiamano strategia del “una botta al chirchio e una al tompagno”), ma tutto sommato legittima (tant’è che la stessa Unione Europea sarà osservatrice al tavolo). Anche perché il (nemmeno troppo) sottinteso è che, in questo modo, il nostro paese potrà forse prendersi una “fettina di torta” al “buffet” imbandito della ricostruzione della Striscia (che si riedifichino le case dei poveri gazawi o si realizzi una nuova Dubai, come piuttosto lascia intendere l’entourage del tycoon, è questione tutta da vedere).
Ciò che fa comunque impressione è come abbiano potuto, un governo e una maggioranza parlamentare di idee in gran parte nazionaliste, appiattirsi sulle posizioni statunitensi senza quasi battere ciglio: si cominciò con i dazi per poi passare alle
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