• 20 Giugno 2022
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Le case a Cortina, i Picasso, la fuga e l’arresto a Giacarta: ascesa e caduta di Massimo Bochicchio

Le case a Cortina, i Picasso, la fuga e l’arresto a Giacarta: ascesa e caduta di Massimo Bochicchio

di Luigi Ferrarella

Il broker che aveva truffato i vip morto in uno schianto in moto. Dei suoi clienti diceva: «Hanno il tallone d’Achille». Tra le vittime dei suoi raggiri Antonio Conte, Marcello Lippi, Federico Pastorello, El Shaarawy

Brillante, intelligente, viveur, una marcia in più. Eppure anche tra i tanti che glielo riconoscevano, c’erano quelli che poi avevano finito per fargli causa a Londra, o che erano parti lese in Tribunale a Roma nel processo per abusivismo finanziario, perché gli avevano affidato leciti guadagni, come l’ex allenatore dell’Inter Antonio Conte (24 milioni), l’ex allenatore della nazionale Marcello Lippi e suo figlio Davide, i calciatori El Shaarawy ed Evra, l’ambasciatore in Gran Bretagna, Raffaele Trombetta, o tanti imprenditori del «generone» romano acquartierato al Circolo Aniene del presidente Coni Giovanni Malagò. E c’erano invece altri che non avevano potuto fare causa a Massimo Bochicchio morto domenica 19 giugno a Roma, in un incidente in moto — perché, come ironizzava intercettato il 28 luglio 2020, «c’hanno un tallone d’Achille»: gli avevano cioè affidato capitali esteri nascosti al Fisco. Proprio come i sei clienti i cui movimentati capitali erano costati nel febbraio 2021 a Bochicchio il sequestro dal gip milanese Chiara Valori delle case di Cortina e Roma, e di opere d’arte come un vaso di Picasso o quadri di Balla e Schifano.

Latitanza di lusso

Così, mentre a Milano (prima del passaggio del fascicolo a Roma per competenza territoriale) i pm Romanelli-Filippini-Polizzi cercavano di raccapezzarsi nel «centinaio di clienti» dai quali Bochicchio (a fronte della golosa promessa di rendimenti anche del 10 per cento) aveva «ricevuto 300 milioni sul fondo Tiber e almeno altri 200 milioni sulla società Kidman» fatta passare con carte false per una entità mascherata del colosso bancario Hsbc, Bochicchio aveva iniziato una peregrinazione in giro per il mondo, interrotta nel luglio 2021 da una sorta di mezza costituzione-mezzo arresto in un suo scalo aereo a Giacarta, che aveva messo fine a cinque mesi di latitanza di lusso tra Messico, Dubai, Hong Kong e Singapore. Tre mesi fa il restante versante milanese si era risolto per lui positivamente con l’archiviazione dell’ipotesi di corruzione (insieme a Malagò, al banchiere Gaetano Micciché e all’ad Sky Andrea Zappia) per il travagliato iter dei diritti tv del calcio italiano assegnati nel 2018 per 973 milioni dalla Lega Calcio a Sky dopo la rescissione dell’iniziale contratto a MediaPro.

Il rientro dei soldi dall’estero

Ma ora con lo schianto in moto del 56enne Bochicchio — che impietrisce la moglie e i due figli adolescenti — non si saprà mai più se articolazioni della Hsbc fossero state millantate da Bochicchio ai suoi clienti come sponda in realtà inesistente; oppure se il nocciolo del rebus fosse la reale natura dei suoi rapporti con il franco-libanese n. 3 della seconda più grande banca del mondo, Samir Assaf, ex candidato alla Banca centrale del Libano, nel 2020 a fianco del presidente Macron nella delegazione francese a Beirut. E quanti avevano affidato a Bochicchio i propri soldi ora avranno postuma — solo dal tempo nel processo romano che proprio oggi ha in agenda una udienza — la risposta alla domanda se concreta o velleitaria fosse anche la complicata operazione di rientro dei soldi dall’estero che Bochicchio giurava di stare organizzando d’intesa con i magistrati romani, promettendo di restituire alle parti civili sino al 90 per cento dei loro capitali, e asserendo che al rientro almeno dei primi 150 milioni mancasse soltanto attendere lo smobilizzo allo scadere delle vorticose operazioni finanziarie che aveva montato in mezzo mondo.

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